Gioielli di libertà

J. M. Masson e S. McCarthey nel loro libro “Quando gli elefanti piangono”, discutono di emozioni ed esprimono l’idea che gli animali abbiano sentimenti; a loro dire,  inoltre, alcuni scienziati sostengono che una delle gioie della libertà è senza dubbio la capacità di controllare il proprio destino e gli animali sentono il bisogno di poter esercitare tale controllo.

Quanto pensate che possano controllare il proprio destino degli animali chiusi perennemente in piccole gabbie? E quanto pensate che possano soffrire degli animali la cui vita è un niente fatto di nulla? Niente stimoli, niente distrazioni, ritmi temporali annientati, le naturali fasi biologiche ed evolutive della vita inesistenti, nessun piacere.

Solo dolore, noia, disperazione.

Per avere un’idea di quanto essi soffrano, immaginate qualcosa d’inimmaginabile per il regno animale, come per esempio il suicidio.

Che io sappia, questa raffinata forma di autolesionismo si può considerare solo prerogativa umana, ad esclusione di quei casi in cui l’animale si lascia morire lentamente di fame; ma qui non parliamo di questo, qui parliamo di disperazione allo stato puro,di quella disperazione (non è neppure rabbia, che potrebbe ancora avere una valenza di vitalità) che induce loro a strapparsi le viscere o a rompersi il cranio a testate contro le sbarre della propria prigione; e che io sappia, solo l’uomo è stato capace, nei secoli, di far questo a se stesso.

Tutto ciò mi spinge a pensare che poco importa se essi “capiscono” o meno la loro condizione (d’altra parte, cosa ci sarebbe da capire in tale follia umana?).

Essi soffrono e basta, così come soffriamo noi.

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Nel caso specifico stiamo parlando degli orsi della luna, tenuti prigionieri anche tutta la vita in gabbie poco più grandi del loro stesso corpo, per la futilità umana e i capricci di una razza “superiore”; per estrarre la loro bile, con cateteri e vari sofisticati strumenti di tortura.

La sera, stendendomi nel letto dopo una giornata ricca di attività e cercando refrigerio nelle lenzuola o  caldo sotto le coperte, non posso non pensare agli orsi della luna. Amerebbero, almeno una volta nella loro vita, potersi sgranchire le zampe o grattarsi la schiena su un albero e poi, nel corso della loro giornata, sentire l’odore delle piante, adagiarsi sull’erba, cercare il riparo della  tana, annusare la propria compagna,  avere dei figli da accudire, sentire il calore del sole sulla propria pelliccia, in poche parole vivere la loro vita.

Sono convinta che ciascuno di noi su questo mondo deve fare la sua piccola parte, dando così un contributo al raggiungimento di qualcosa in cui crede.

 Ho voluto perciò iniziare anch’io ad occuparmi degli orsi della luna.

Credo fermamente che ognuno possa muoversi in questa direzione se lo vuole, anche soltanto parlando con la persona che ti sta accanto.

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Da quando ho iniziato ad occuparmi di orsi della luna, ho potuto già sperimentare questa semplice idea e molte sono state le persone che ho sensibilizzato al problema o semplicemente informato. Starà a loro, poi, muoversi o meno in questa direzione, ma vi confesso che sono stata piacevolmente sorpresa dall’aver conosciuto persone e situazioni favorevoli ad occuparsi dell’argomento, in una città come Palermo, ricca di problemi e difficoltà.

Questo mese si è svolta perciò una mostra a Casapitrè, intitolata “Gioielli per la libertà”, da me allestita e dei cui manufatti sono l’artefice. Le collane portavano il nome di ognuno dei vari orsi salvati da Animals Asia Foundation nei centri di recupero creati per gli orsi in Cina e Vietnam. Ogni collana ha un nome, così come ogni orso salvato, perché ogni orso ha un carattere, una personalità, una predilezione, uno stile di vita, una capacità più o meno spiccata di resistere al dolore e alla disperazione, proprio come noi uomini e donne.

La mostra nel suo piccolo ha riscosso successo e gli introiti, naturalmente, saranno devoluti ad Animals Asia per il salvataggio di altri orsi. L’occasione è stata importante soprattutto per informare la gente che, troppo spesso, non sa o preferisce non sapere.

Altre due occasioni, ben più importanti, si svolgeranno nel mese di aprile a Palermo: una mostra al Museo di Zoologia Doderlein, il più prestigioso museo zoologico della Sicilia, recentemente riaperto dopo 7 anni d’inattività, per merito dell’associazione ASTRID che lo gestisce, e che sarà una preziosa occasione per informare e rendere noto il problema degli orsi della luna ad un pubblico studentesco.

Il lavoro con le scolaresche sarà supportato da un più ampio lavoro svolto direttamente con le scuole della città e che si svolgerà per lo più a partire dall’anno scolastico 2010/2011 .

Nello stesso mese di aprile è già fissata la data ufficiale anche di un altro evento cittadino, sempre di beneficenza, a favore degli orsi della luna: il concerto “Musica per la libertà”, che si svolgerà all’Auditorium della RAI e a cui prenderanno parte alcuni musicisti di Palermo, il gruppo Folklab e il cantautore Tony Troja con il suo struggente video sugli orsi in prigionia.   Darkness and pain

Chi avesse altre idee o proposte, può contattarmi a questo numero:3338603222.

Grazie a nome mio e degli orsi.

Melania Costa

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