C’era una volta un parco con un orso….e c’è ancora

10330235_989267021085778_1041123384766966900_nL’incredibile storia dell’orso Bruno, da regalo dell’ex URSS a ultimo superstite di un zoo. 

di Cinzia Moncini

Era l’agosto 2014 quando per la prima volta ho sentito parlare di Bruno, l’orso recluso nel Parco di Cavriglia (Arezzo), e dei suoi amici –  a seguito di numerose segnalazioni allarmanti arrivate da parte di turisti italiani e non presso associazioni animaliste che conosco e che mi hanno contattato chiedendomi di capire effettivamente quale fosse la situazione. 

‘Il Parco di Cavriglia?’, ‘un orso?’…

‘Si c’era, ma non c’è mica più!’ oppure …’Ma è chiuso da anni!’

‘Ma sì, forse qualche animale c’è ancora, ma l’orso non mi pare’….e così via. Sembrava quasi che i turisti arrivati a Cavriglia avessero le allucinazioni. E invece no, il Parco c’era… eccome! E anche Bruno, il vecchio orso e i suoi sfortunati amici ai quali le varie amministrazioni comunali avvicendatesi negli anni si sono preoccupate di dare un’adeguata assistenza veterinaria e un’alimentazione equilibrata, ma niente di più.

10307200_10206855629923118_343705968195073129_nDopo un paio di mesi, finalmente si apre la speranza diventata oggi possibilità concreta.

A questo punto ho appreso che alcuni volontari e la LEAL sezione di Arezzo, si stavano occupando di risolvere la situzione del Parco, e liberare gli animali con il progetto IOSTOCONBRUNO.

Da un punto di vista naturalistico, il Parco Naturale di Cavriglia è un luogo effettivamente molto bello; ha avuto anni dorati durante i quali era un po’ il fiore all’occhiello della località, richiamo per famiglie, amanti del verde e turisti. Poi, si sa, cambiano le amministrazioni, cambiano le priorità o forse anche i gusti e le mode di famiglie e turisti. Fatto sta che il lento declino è arrivato ai giorni nostri. 

Per “abbellire” il parco, in una sorta di passeggiata itinerante fra le gabbie, sono stati ospitati nel tempo tutta una serie di animali fra i quali appunto anche Bruno, il nostro orso.

Bruno e la sua compagna Lisa sono stati regalati al parco nel 1977 dal governo dell’ex URSS in ricordo di un partigiano morto durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel corso della loro convivenza al parco, hanno avuto due cuccioli, Valente e Valentina – dei quali a oggi poco si sa se non che uno dovrebbe essere deceduto e l’altro trasferito allo Zoo di Roma. Quel che è certo è che nel 2009 Lisa muore e Bruno da allora è rimasto solo.

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Fino al 2003 Bruno e Lisa hanno vissuto esclusivamente in una “fossa” di cemento con una piccola piscina figlia del concetto e delle normative sugli zoo degli anni ’70; poi nel 2003, attraverso un varco laterale alla fossa, hanno avuto l’accesso anche a un’area boschiva recintata.

Oltre a Bruno oggi il parco ospita Arturo, un bisonte; Garibaldi, lo struzzo; alcune caprette; dei lama liberi nel parco; Paco, il poni; delle oche e 17 macachi giapponesi.

È stato subito evidente che per animali vissuti così a lungo in cattività non sarebbe stato possibile conquistare mai la libertà completa; ma migliorarne le condizioni di vita e trasferirli in luoghi adeguati è stata da da principio la missione del progetto. Nel corso di questo anno e mezzo, i volontari e la LEAL hanno lavorato instancabilmente e senza un attimo di sosta.La maialina Peppa aka Cara oggi è ospite di Ippoasi e i coniglietti sono stati ricollocati in ambienti adatti assieme alle galline mugellesi, ai piccioni e ad altri volatili.

Anche gli altri animali sono in via di ricollocazione: al parco non resterà nessuno in gabbia. Nessuno eccetto Bruno.  

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Bruno è molto anziano, ha circa 40 anni. Esperti etologi e veterinari che lo stanno seguendo, concordano nel ritenere che spostare un orso così vecchio e con tutti i suoi acciacchi è una condanna a morte: non supererebbe mai l’anestesia necessaria al trasporto; né un lungo viaggio o un cambio di “casa”. La cosa migliore da fare per lui è seguirlo nei prossimi anni di vita con accorgimenti speciali e arricchimenti ambientali volti a mantenerlo attivo. 

E questo è stato fatto: Bruno ha reagito positivamente ai cambiamenti, i volontari lo seguono ogni giorno e lui sembra gradire le loro visite. Ama i nuovi “giochi”, che poi sono particolari oggetti che contengono del cibo fatti su misura e che lui ama maneggiare per raggiungere il miele o la mela, e adora scorrazzare (condizioni fisiche permettendo data l’età, ovviamente) nell’area boschiva per cercare le leccornie abilmente nascoste per stimolarlo. 

1915254_10206855614202725_4700626701636515320_nBruno oggi è un orso che vive tranquillo la sua quotidianità, non dà segni di stress e ha una condizione di salute apprezzabile. Negli anni della sua vecchiaia questo è un buon vivere; le sue necessità sono effettivamente minime. Certo è che negli anni in cui era un giovane orso con tutti gli istinti che la natura gli ha donato, reprimerli per vivere facendo il girotondo in una fossa deve essere stato orribile. Mi sono chiesta recentemente, guardando le mura grigie di quella prigione, cosa ci trovassero di bello i visitatori che sbirciavano, e come è possibile che non provassero indignazione di fronte a quello spettacolo. 

NO, non è la vita che dovrebbe avere e NO, nessuno gli restituirà quella che non ha vissuto e che gli hanno rubato; ma se esiste qualcosa che è possibile fare per lui, simbolo dell’ingiustizia che è uno zoo, è giusto e doveroso farlo. Il prossimo trasferimento previsto dal parco riguarda i 17 macachi. Questi simpatici primati sono in procinto di partire per il Belgio, dove potranno vivere in una riserva naturale. Probabilmente la loro ricollocazione è una delle parti più complicate dell’intero progetto e per la quale si è fatta direttamente carico LEAL, Lega Antivivisezione (http://www.leal.it/) e in particolare la sezione di Arezzo con il coinvolgimento della AAP, il centro di recupero olandese per gli animali esotici. 

Per effettuare lo spostamento di un animale esiste tutta una serie di procedure non semplici da rispettare; dietro il trasferimento di 17 animali esotici all’estero le procedure si complicano e i costi aumentano. L’amministrazione comunale di Cavriglia farà inserire un chip in ciascuno dei macachi prima del trasporto – che avrà un costo di circa 12.000 Euro totali, e che LEAL si propone di sostenere attraverso una propria ricerca di fondi. 

11041515_412917132238967_6010403868154869913_nCon la partenza dei macachi, la chiusura del Parco di Cavriglia è veramente una speranza che diviene realtà e che si unisce all’auspicio, in un futuro imminente, che gli zoo divengano solo un ricordo di cui imbarazzarsi in qualche fotografia scolorita. Ma forse guardo troppo lontano e non tengo conto che la superiorità della razza umana sull’animale, purtroppo, è ancora un sentimento troppo diffuso.

Per maggiori informazioni sul progetto Bruno e i suoi amici:

http://www.leal.it/il-nostro-progetto-io-sto-con-bruno-sulle-pagine-online-di-repubblica-e-teletruria/

http://www.leal.it/progetti-speciali/#iostoconBruno

https://www.facebook.com/IostoconBruno-343442805853067/?fref=ts

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