Questioni di cinismo

FireShot Screen Capture #182 - 'It's No Festival' - itsnofestival_animalsasia_org_itl_ok=1Il Festival della carne di cane di Yulin

di Antonello Palla

In questi giorni l’opinione pubblica mondiale sembra scossa da un evento all’apparenza di una barbarie inconcepibile, il Festival della carne di cane di Yulin – in programma ufficiosamente il prossimo 21 giugno. Eh sì, all’apparenza. Dico questo non già perché nei fatti non lo sia, ma perché per dirla tutta la cosa non è meno abominevole di quel che le nostre sopraffini e zelanti coscienze, avvezze a spettacoli e lazzi non altrimenti tragici e crudeli, dimenticano quotidianamente.

16727719829_c3def90e6a_zChe si tratti di porci, mucche o cani, la questione è meramente ideologica. La cultura occidentale dovrebbe aver preso atto da un pezzo della contingenza delle proprie categorie assiologiche, dei propri valori. Eppure c’è ancora una masnada di ferventi redentori che si appella stentoreamente alla cultura, quella nostra ovviamente; o al dialogo (eh sì, i nostri amati Socrate e Platone) per risolvere le controversie morali.

Va da sé che scrivere una lettera all’Ambasciata Cinese nel nostro paese o cimentarsi in ardimentosi flash mob di protesta come pure molti hanno suggerito, grandi associazioni in testa, è un’idea smagata prima ancora che inutile. Voi ce lo vedreste il signor Shaykh Yusuf Al-Qaradawi che fa la stessa cosa per scongiurare la sagra della porchetta di Ariccia? Ecco, appunto.

Non vi convince la cosa?

Che ne pensate degli 800.000 agnellini macellati per Pasqua dalle nostre parti ogni anno? Non è forse ugualmente esecrabile e abietto? E pensate che in questo caso la ritualità ricorsiva ha un mero significato allegorico: in definitiva si fa una strage per pura retorica, basta che a Dio – secondo la nostra canonica eucologia – piaccia. E la cosa, per restare in tema, è ancora più disgustosa dei nostri bassi appetiti.

animal-rightsDi cosa poi sarebbe privo il maiale, deficienza che lo renderebbe cibo e non compagno in questa nostra singolare dicotomia specista? Il tenero suino è persino più intelligente e sensibile dei nostri amati cani!

Da domani potremmo armarci di carta e penna e scrivere a chi di dovere nel nostro paese; così, giusto perché ci sembrano un orrore il prosciutto di Parma e il cotechino. Lo so, in molti l’hanno già fatto.

Pazienza, dite? Tentar non nuoce? Il punto, però, è proprio questo.

Se a qualcuno che ci chiede un’informazione non sappiamo dare una risposta adeguata, è meglio tacere. Un suggerimento dato a caso, senza la necessaria contezza della materia trattata può rivelarsi inutile o peggio ancora esiziale. Che cosa fare in questi casi, dunque?

Chiedete alle organizzazioni che operano sul campo, loro sanno come muoversi: collaborano con le autorità politiche e i gruppi locali, investono il proprio tempo in educazione e sensibilizzazione pubblica, fanno attività di lobby, cambiano la società dall’interno. Uomini, bestie o ambiente non fa alcuna differenza.

18662304021_7ab807cc27_zLe petizioni, bella cosa eh? Ma quante se ne vedono in giro? Esistono pure innumerevoli siti specializzati nella loro promozione e creazione, su tutto quello che volete e in più versioni: dalla difesa della tartaruga caretta caretta a quella per bloccare la deriva dei continenti (in effetti alle volte si tratta piuttosto di rogazioni).

Be’, non è che questo strumento non serva proprio a niente; anzi, quando ideata con lungimiranza e discernimento, la petizione è un modo eccezionale per creare consapevolezza – primo e fondamentale passo sulla strada del cambiamento. Talvolta, però, vengono utilizzate da chi le propina per immagazzinare e vendere surrettiziamente i dati degli utenti alle aziende più disparate, e disperate, per fare quella che in gergo tecnico si chiama Acquisition Mailing.

Zoo portraits.2.moo.Tweens teens.Fun. Ideas.Un’organizzazione seria non crea una propria petizione su un problema che non può affrontare; semplicemente vi indirizza verso chi già sta facendo qualcosa al riguardo. Onestà, trasparenza e integrità sono aspetti che un ente non profit dovrebbe tenere sempre in grande considerazione.

Pertanto, quando si firma una petizione, di qualsiasi genere sia, assicuratevi che venga promossa o direttamente appoggiata da un’organizzazione che lavora in loco.

Se la vostra missione è quella di salvare la gallina padovana, anche se vi stanno a cuore tutti gli animali, non inventatevi raccolte firme per tutelare i pipistrelli: probabilmente c’è già qualcuno che lo fa da tempo –in prima linea sul campo, giorno dopo giorno – meglio di quanto potreste fare voi da casa, per corrispondenza o da un luogo lontano.

Nessuno può fare tutto. E quelli che ci provano scusandosi col dire che starsene a braccia conserte è vile, fanno confusione e talora producono rovinosi danni perché s’interpongono nei delicati equilibri politici e sociali in corso, specialmente quando si tratta di problemi nati in altri continenti – dove storia, cultura, diritti e condizioni economiche sono radicalmente diversi da quelli del nostro paese.

bilanciacaniPensate che in Cina fino a qualche anno fa non esisteva nemmeno la parola per definire l’animale da compagnia.

Come potrebbe, dunque, chi non è parte del complicato e lungo processo di trasformazione della società – chi non la vive dall’interno interpretandone le idealità di rinnovamento nel gigantesco sforzo di adeguare la tradizione alle esigenze di un presente che prepotentemente s’impone – realizzare davvero il cambiamento auspicato?

La tradizione, infatti, non è mai uno stato ma piuttosto un’attività. È principalmente tràdere, ossia consegnare, affidare, e suggerisce un passaggio nel tempo; essa implica inoltre la traduzione, ovvero la capacità di traducere, condurre al di là e oltre il messaggio ricevuto.

La Cina non è un paese di mangiatori di carne di cane e gatto; al contrario, in molte aree del paese, l’astensione da questa pratica tocca addirittura l’80%.

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