Caccia in scatola

Lion Farming.

L’orso e il leone, l’un contro l’altro rappresentati ad esprimere la regalità e il potere, entrambi spodestati dalle terre nelle quali, signori, dominavano incontrastati.

Se dei terribili abusi di cui sono vittime gli orsi a ogni latitudine si è ampiamente discusso, nonostante la meraviglia in questi casi ancorché non richiesta sopraggiunga subitanea – perché talvolta le nefandezze umane superano di tanto ogni più ardita immaginazione – poco nota ai più è invece la triste storia dei leoni, chiamati un tempo dalla cristianità a far del simbolo pagano con sacralità le veci e ora cresciuti per diventar vino, carne e trofei di caccia da riservare a secolari vezzi e sollazzi.

 


Cominciamo col dire che in Sudafrica allo stato brado rimangono solo 4.000 leoni, mentre in cattività ce ne sono oltre 8.000. Molti di loro vengono cacciati per rimpinguare gli allevamenti destinati alla caccia e diversificare così il patrimonio genetico a disposizione; oppure finiscono in Asia come succedanei delle tigri e le loro ossa macerate per produrre un costoso vino per gli usi taumaturgici reclamizzati sotto l’egida di certa Medicina Tradizionale. Se quest’ultima abominevole pratica accade perlopiù clandestinamente, il cosiddetto canned hunting, ossia la “caccia in scatola” – non molto diverso dal pescare merluzzi in una botte, per intendersi – è completamente legale.

Si prende un leone cresciuto in cattività e lo si confina in un recinto nel quale dovrà evitare l’assalto armato di paffuti cacciatori a bordo di jeep e camion. L’animale si muove svogliatamente per qualche ora all’interno di una riserva ritagliata ad hoc, poi uno o più uomini equipaggiati con fucile, pistola o balestra lo fanno secco. Il macabro gioco, tutto compreso, può costare all’agiato assassino anche 30.000 euro. In vero, ci si può godere lo spettacolo del game drive per molto meno, anche pochi euro.

Nonostante in alcune circostanze le feroci bestie appaiano piuttosto floride, il loro infausto destino si annuncia quando appena nati vengono strappati alle proprie madri e nutriti artificialmente. In questo modo le leonesse, private dei loro cuccioli, torneranno immediatamente ad essere fertili.

Il Sudafrica ha una lunga tradizione di caccia ma pochi ormai sostengono sinceramente il canned hunting. È ancora legale trasportare a mo’ di trofeo una carcassa di leone in Europa e nel Nord America, e gran parte delle richieste provengono dall’estero. I cacciatori sono attratti dalla garanzia di successo e dal prezzo: sparare a un leone in un safari in Tanzania potrebbe costare 50.000 sterline, contro le appena 5.000 richieste per un esemplare allevato in Sudafrica.

Cinque anni fa il governo sudafricano ha effettivamente dichiarato illegale questo tipo di caccia, esigendo che l’animale fosse libero di errare nella savana per almeno due anni prima di finire sotto il fuoco umano. Ben misera concessione si dirà, ma il provvedimento ha provocato una drastica caduta dei profitti di fattorie e bracconieri. A quel punto, però, gli allevatori si sono però rivolti alla Corte Suprema contro una sentenza che giudicavano “irrazionale”.

Il numero degli animali uccisi come trofei non accenna a diminuire. Dal 2001 al 2006, gli esemplari esportati dal Sudafrica sono stati 1.830, mentre nei cinque anni successivi il fenomeno è cresciuto del 122%, portando il numero dei leoni sacrificati a 4.062.

Anche la domanda proveniente dall’Estremo Oriente alimenta i profitti degli allevatori. Nel 2001 i leoni finiti in Cina e Vietnam erano appena 2; dieci anni dopo il numero è salito a 70. Se il commercio di parti di tigre è ormai bandito, per rimediare alla perdita si è pensato di utilizzare il leone. Nel 2009 sono stati trasportati in Asia appena 5 carcasse del temibile predatore, nel 2011 erano già 492. I cacciatori si giustificano osservando che è meglio sparare a un esemplare cresciuto in cattività piuttosto che a un animale in pericolo di estinzione. Oltre l’80% dei leoni che un tempo vivevano allo stato brado sono scomparsi negli ultimi 20 anni e questo significa che gli allevamenti che fungono da serbatoio al canned hunting non rappresentano affatto un modo per conservare la specie.

Del resto, al di là del tentativo di riconvertire queste redditizie pratiche in attività meno crudeli, esempio emblematico è la “passeggiata con i leoni”, resta il problema di trovare una giusta sistemazione per questi felini, anche e soprattutto in vista di una probabile e prossima moratoria. Migliaia di leoni rischiano di essere abbandonati o uccisi quando il canned hunting diventerà illegale. Come sempre in questi casi bisognerebbe rendersi conto che l’unica maniera per far morire una così crudele industria è smettere di sostenerla, perché un leone costretto in cattività e poi ucciso non può davvero mai rappresentare un trofeo.

Miss Dronio di questo sadico passatempo è la ben nota Melissa Bachman, conduttrice tv americana protagonista dello show Winchester Deadly Passion, contro la quale è stata creata una petizione online perchè le sia precluso ogni ingresso nel paese di Mandela.

Per appoggiare la campagna di abolizione del lion farming, visitate il sito www.cannedlion.org

Un Commento a “Caccia in scatola”

  1. Roby57 scrive:

    Fanno già molta pena anche senza offenderli ulteriormente!

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