Lo strano caso delle antilopi saiga

Nelle ultime settimane in Kazakistan sono state trovate morte decine di antilopi saiga (saiga tatarica), una tragedia che fornisce ulteriori prove del bracconaggio contro questa specie già in pericolo di estinzione, che vive nelle steppe della Russia, nell’Asia centrale e nella Mongolia.

Le 60 carcasse, rinvenute senza corna, sono state scoperte nelle steppe aride che si trovano nel nord-ovest del paese.

La saiga, con il suo caratteristico naso tubolare e gli occhi sporgenti, è uno dei mammiferi più antichi e dall’aspetto più strano al mondo. Una reliquia dell’era glaciale, che un tempo viveva a fianco di mammut e gatti dai denti a sciabola.

La specie è ora in grave pericolo. Negli ultimi 20 anni la sua popolazione totale è diminuita del 90%, da 1 milione di esemplari nei primi anni novanta a poco più di 100.000 oggi. I bracconieri sono i principali colpevoli di questo scempio.
“La causa principale del declino di questo animale, avvenuto a partire dagli anni ’90, è la caccia di frodo”, ha affermato Eleanor Milner-Gulland, che dirige il Saiga Conservation Alliance, una rete di ricercatori e ambientalisti che lavorano per studiare e proteggere l’antilope.

Negli anni ‘60 la caccia illegale ha causato la completa estinzione dell’antilope in Cina, paese dove le corna vengono utilizzate nella Medicina Tradizionale.

Le autorità kazake hanno adottato provvedimenti per invertire questa tendenza, creando nuove aree protette e modificando la legislazione, che si è fatta più severa nei confronti dei trafficanti di fauna selvatica. Di conseguenza, il numero di esemplari sembra essersi stabilizzato negli ultimi anni. Tuttavia, il bracconaggio rimane ancora molto diffuso e catturare i cacciatori nelle sperdute steppe che ospitano l’antilope continua a rappresentare una sfida difficile per la squattrinata polizia del Kazakistan.

Tynyshkali Sarsenkhalykov vive vicino al luogo dove sono stati ritrovati morti gli animali. L’uomo racconta che le grandi mandrie di saiga sono ormai diventate una rarità nella zona, così come la presenza delle forze dell’ordine.

“Ci sono solo 11 case in questo villaggio e non un singolo poliziotto. L’unico che c’era è andato in pensione a marzo “, spiega. “La popolazione delle saiga non è grande. A volte se ne vede una dozzina, ma non si scorgono più centinaia di esse tutte insieme, come una volta”.

Gli ambientalisti hanno da tempo avvertito che il crollo dell’Unione Sovietica e la riapertura delle frontiere hanno dato vita a un fiorente mercato nero per le corna delle antilopi saiga.

In Kazakistan, un paio di corna vale circa 80 dollari sul mercato nero, una somma considerevole per gli standard economici locali. Molti cinesi ritengono che le corna rosate e scanalate del maschio saiga possono contribuire a curare il raffreddore comune e abbiano persino proprietà afrodisiache. “Vengono anche utilizzate come sostanza di raffreddamento”, spiega Milner-Gulland. “Nella medicina tradizionale asiatica, vengono impiegate come rimedio a numerose patologie, come per le malattie del fegato o del sangue.”

Il massacro delle saiga è inoltre aggravato da altre misteriose cause.

A maggio 2010, circa 12.000 esemplari di questo bovide sono state trovate morte nella parte occidentale del Kazakistan, mentre altre 450 sono state rinvenute a maggio dello scorso anno. Negli ultimi due mesi, infine, si sono contate altre 1.000 carcasse.

Alcuni ecologisti hanno puntato il dito sulle sostanze tossiche derivanti dal carburante utilizzato presso la base spaziale di Baikonur, nel Kazakistan centrale.

Milner-Gulland e altri esperti, invece, credono che l’ecatombe sia dovuta a un disturbo digestivo causato da un foraggio troppo ricco e umido.

Fonte: Radio Free Europe

Traduzione di Elena Intra

* Uno degli aspetti più inquietanti dell’intera vicenda riguarda la posizione assunta dal WWF a partire dagli anni ’90. Nel tentativo di scongiurare l’estinzione del rinoceronte, il Fondo Mondiale per la Natura avrebbe indirettamente suggerito l’utilizzo delle corna di antilope saiga, in quel momento non più in pericolo (se ne contavano circa due milioni).

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