I cavallucci marini potrebbero essere spazzati via da questo pianeta molto presto.
Gli ippocampi hanno affascinato gli uomini per lungo tempo. Un pesce con la testa di cavallo, la coda di scimmia e la singolare capacità di cambiare colore come le lucertole; i cavallucci marini scelgono un compagno per tutta la vita e ogni mattina inscenano insieme una particolarissima danza, al termine della quale la femmina depone le sue uova nella sacca addominale del partner.
Il maschio, che può essere fecondato e partorire, unica creatura al mondo in possesso di questa capacità, è in grado di procreare fino a 4.000 piccoli in una sola volta, anche se appena una manciata di essi arriverà all’età adulta.
Tuttavia, questi eccezionali pesci dalle virtù per noi apotropaiche, non se la passano per nulla bene. Le riserve sono state ormai interamente saccheggiate dalle aziende che dichiarano di produrre rimedi per la Medicina Tradizionale; il più delle volte, però, si tratta di intrugli di dubbia efficacia realizzati per curare un range di patologie che va dall’impotenza alla calvizie passando per i problemi renali.
Un filmato girato sotto copertura ha mostrato che in Cina almeno 150 milioni di queste indifese creature vengono uccise ogni anno per ricavare svariati prodotti, mentre le autorità di Pechino dichiarano cifre di poco superiori ai 20 milioni.
Gli attivisti sostengono che la domanda aumenta di anno in anno, e che le pubblicità di articoli ottenuti con lo sfruttamento degli ippocampi riescono a varcare i confini di tanti paesi dove la vendita è rigorosamente vietata.
Il biologo marino Kealan Doyle si è spacciato per esperto fornitore commerciale, al fine di guadagnare la fiducia dei rivenditori, delle cliniche e dei negozi di vitamine e integratori nel sud della Cina. Nel mercato di Guangzhou ha scoperto un emporio che riusciva a vendere da solo oltre 20 milioni di cavallucci all’anno.
Nella CITES – la Convenzione internazionale sul commercio e lo sfruttamento delle specie in via d’estinzione – si legge però che quest’ultima sarebbe la dimensione totale del fenomeno nel mondo.
Doyle considera le valutazioni sopra espresse palesemente fuorvianti:
“Si tratta di una gigantesca sottostima. Ho visitato negozi che stoccavano talvolta qualcosa come 30.000 cavallucci essiccati,raccolti in valigie impilate alla rinfusa dal pavimento al soffitto. Ed esistono circa 6.000 negozi di questo tipo nella sola Hong Kong.
Non parliamo semplicemente di un lento declino ma di un’assoluta decimazione di queste creature uniche, che hanno accompagnato il nostro destino sulla terra per milioni di anni. A questo punto credo che verranno spazzate via nel giro di 10 o 20 anni”.
Diverse preparazioni della Medicina Cinese, incluse quelle che utilizzano corno di rinoceronte, hanno suscitato aspre polemiche nell’opinione pubblica mondiale. Nella pila dei corpi essiccati in vendita al mercato, molti degli esemplari presenti erano di colore rosso, segno che si trattava di cavallucci maschi pronti al parto di migliaia di individui.
Circa 70 paesi cacciano e vendono gli ippocampi al mercato cinese, dove vengono utilizzati per la cura della malattie da migliaia di anni. Tuttavia, la domanda è vertiginosamente cresciuta negli ultimi 5 anni.
Doyle sostiene che molte, molte altre persone possono ora permettersi di comprare i cavallucci marini, diversamente da quanto accadeva in un recente passato. Questo è ciò che preoccupa veramente, dato che i piccoli animali diventano presto polvere per pasticche. “Così – spiega Doyle – anche gli esemplari più giovani finiscono nella stesso macina senza consentire un autentico ricambio generazionale. Tale comportamento produce un disastro ambientale incalcolabile”.
Nelle sue ricerche il nostro biologo ha scoperto genitori che danno ai propri figli pillole di cavalluccio marino nell’assurda convinzione che favoriscano la crescita, e giovani donne cinesi che le utilizzano come succedaneo del Botox, a causa della grande quantità di collagene presente in questo pesce. Spesso, inoltre, i cavallucci vengono pescati da uomini di altri paesi asiatici in gravi condizioni di indigenza, costretti a vendere la propria merce per qualche centesimo al sacco, mentre chi li esporta diventa facilmente ricco.
Gli ippocampi sono impiegati nella Medicina Tradizionale da millenni, perché fra le altre cose si ritiene che possano curare la calvizie e le infezioni ai reni. È davvero facile pescarli, dato che nell’intero oceano sono i peggiori nuotatori. I maschi a malapena percorrono in tutta la loro vita più di 1 metro quadro e i pescatori seguono pertanto le femmine, che nuotano più disinvolte, per scovarli. Anche se la Medicina Cinese ha ricevuto furiose proteste per il suo uso smodato e crudele del corno di rinoceronte, delle ossa di tigre e della bile d’orso, nel caso dei cavallucci marini Doyle ritiene che l’allevamento possa arginare il loro declino.
Dopo aver provato per decenni senza successo, il biologo ha trascorso 15 anni della propria vita a perfezionare la tecnica di allevamento nella sua Irlanda ed è ora l’unico al mondo che vanta progetti pilota in Cambogia e Vietnam.
“Abbiamo un bisogno disperato di ridurre la domanda facendo crescere l’attenzione del pubblico cinese; anche allevandoli, proprio come salmoni, allo scopo di ridurre la pressione su di loro e permettere alla gente di guadagnarsi il pane in questa maniera” – commenta Doyle.
“La Cina ha speso centinaia di milioni di sterline in questo progetto, fallendo miseramente, perché i cavallucci marini sono molto, molto diversi da ogni altra creatura che popola il nostro pianeta. L’alimentazione sbagliata o la scarsa qualità dell’acqua possono decisamente compromettere l’intera attività” – spiega ancora il ricercatore.
Il realtà, l’uso del cavalluccio marino nella Medicina Tradizionale è piuttosto limitato, mentre diffusa è la falsa credenza che un suo consumo possa curare disfunzioni erettili e problemi riproduttivi.
Considerazioni
di Antonello Palla
Ovviamente, detto per inciso, le conclusioni del nostro biologo non hanno nulla a che fare con l’etica; se, infatti, almeno prima facie l’allevamento rappresenta un’abile mossa per preservare le simpatiche creature da una prossima estinzione, nei fatti è come bere a giumella dalla fontana dell’umana nequizia: ciò che manca è proprio una ponderata riflessione sul significato e la portata della biodiversità specifica, che la conservazione ambientale dovrebbe cercare di tutelare. Diversamente, si finisce per incentivare e promuovere surrettiziamente l’idea che sta alla base di tali nefandezze, ovvero che l’unico valore che queste creature hanno ai nostri occhi sia meramente strumentale. Quale maestosa grazia e incomparabile splendore potrebbero del resto mai esprimersi nelle goffe fattezze di una tigre rinchiusa per sempre in un’angusta e misera fattoria, servisse pure questo a consentirne la loro esistenza per qualche altro lustro? Kalokagathia, direbbero i greci: non può davvero esistere bellezza in grado di destare stupore laddove ogni indole e libertà vengono prepotentemente umiliati. E non basta moltiplicare le riserve d’oro per allontanare la responsabilità etica per la colpa commessa, come la celebre parabola del mandarino cinese di Balzac dovrebbe ormai averci insegnato.
Fonte: Daily Mail








