Fonte: Annamiticus
Images © iStockphoto.com; World Elephant Day image © Annamiticus
Questi splendidi pachidermi sono in pericolo a causa del fiorente traffico di avorio in Cina e Thailandia, mentre l’incontrollata crescita demografica minaccia seriamente il loro habitat. Per ricordarci della loro importanza, vi presentiamo alcune cose di loro che potreste non conoscere…
Esistono due sottospecie di elefanti africani, l’elefante della savana e quello della foresta; ci sono 4 sottospecie di elefante asiatico – l’elefante indiano, quello di Sumatra, l’elefante dello Sri Lanka e il pigmeo del Borneo.
Gli elefanti sono i mammiferi più grandi che vivono sulla terraferma e possono raggiungere un’altezza che varia dai 2 metri e mezzo fino ai 4 metri al garrese. Gli elefanti asiatici, invece, sono più piccoli, in genere fra i 2 e i 3 metri di altezza. La durata media della vita di questi pachidermi è di 60-70 anni (gli elefanti africani vivono solitamente di più). La gravidanza delle elefantesse è di certo la più lunga fra i mammiferi, normalmente arriva ai 22 mesi. Un piccolo appena nato pesa circa 90 kg ed è alto 1 metro. Gli elefanti formano piccoli gruppi familiari di “zie” e sorelle, secondo una struttura matriarcale. Il clan consiste di 3 o 4 giovani esemplari accompagnati dalla rispettiva prole. I pargoli orfani vengono generalmente adottati da una femmina che li allatta, oppure accuditi da più “mamme”. La proboscide è attraversata da circa 100.000 differenti muscoli, che servono per annusare, respirare, barrire, bere, accarezzare, afferrare e trasportare oggetti. La capacità senso-motoria della proboscide è davvero eccezionale, perché consente manovre e prese molto simili a quelle permesse ai primati dalle dita. Gli elefanti africani all’estremità della proboscide hanno due piccole punte che sembrano dita, mentre quelli asiatici ne hanno una sola.
Le zanne sono in realtà denti allungati (incisivi), e un terzo della loro lunghezza è nascosto nel cranio. La massima lunghezza finora registrata da una zanna di elefante è di 3 metri e mezzo, mentre il peso massimo si aggira su 100 kg. In ogni caso, siccome la dimensione delle zanne dipende da fattori ereditari, simili dimensioni non si trovano più oggigiorno. I bracconieri e i trafficanti di specie selvatiche hanno già catturato gli elefanti con le zanne più grandi, che ovviamente fruttano molto di più.
Gli elefanti controllano la propria temperatura corporea grazie alle orecchie: basta che le scuotano e il sangue circola attraverso i molti capillari presenti – aumenta cioè di 4-5 metri quadrati la superficie irradiante – ritornando alla testa e al corpo circa 9 gradi più fresco. Le orecchie servono anche per segnalare pericoli o la propria rabbia, quando vengono portate in avanti e iperestese.
Numerose ricerche mostrano che gli elefanti sono gli unici mammiferi sulla terraferma (oltre ai primati) ad essere capaci di imitare i suoni: imparano infatti a cinguettare, a ronzare, a canticchiare, a gracidare e a fischiettare. Un elefante oggetto di studi da parte degli scienziati aveva persino imparato ad imitare il rombo del motore di un furgone, mentre un altro era in grado di scimmiottare i comandi impartiti dal suo addestratore umano. Questi incredibili animali, inoltre, sono in grado di usare e addirittura fabbricare utensili. Usano i tronchi per neutralizzare le recinzioni elettrificate e li afferrano per lanciarli contro gli avversari; si servono di rami e fronde come fruste, selezionando quelli piccoli e resistenti per rimuovere le zecche dal proprio corpo. Alcune ricerche hanno persino dimostrato che gli elefanti asiatici lavorano le fronde per creare quelle più utili a tale scopo. Gli elefanti sono in grado di provare sentimenti come la tristezza e l’angoscia. Ci sono chiare evidenze che questi pachidermi mostrano profondo rammarico per la morte dei propri simili, spesso accarezzando ed esaminando attentamente le ossa e le zanne del defunto. Gli elefanti asiatici vengono addomesticati da oltre 4.000 anni, mentre è molto più difficile sottomettere un esemplare africano. I parenti più prossimi a noi conosciuti sono i dugonghi, i trichechi, l’hyrax e l’oritteropo (maiale di terra).
Gli elefanti oggi
La popolazione umana, che cresce a ritmi vertiginosi, sottraendo agli elefanti lo spazio vitale e generando conflitti interspecifici, ha reso quasi impossibile la sopravvivenza di questi pachidermi al di fuori delle riserve protette. La scellerata domanda di avorio, inoltre, unita all’illimitato potere d’acquisto di alcune nazioni come la Cina, ha aggravato la minaccia ai danni di queste creature maestose e intelligenti. Alla fine del XX secolo c’era qualche milione di elefanti africani e circa 100.000 esemplari asiatici. Oggi si calcola che siano rimasti 450.000 – 700.000 elefanti africani e appena 35.000 – 40.000 elefanti asiatici.
* Elephant in the room è un’espressione inglese, utilizzata per indicare una verità ovvia e appariscente ma trascurata. Un elefante dentro una stanza, infatti, sarebbe impossibile da ignorare; quindi, le persone fanno finta che non sia presente, evitando così di affrontare un problema più che palese.








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