La Corea del Sud sta considerando l’ipotesi di cacciare le balene in acque extraterritoriali per quelli che definisce scopi scientifici.
L’annuncio ha provocato esplicite critiche da parte dei gruppi ambientalisti e dei paesi affacciati sul Pacifico. Richiamando l’attenzione su una presunta protesta dei pescatori, che vorrebbero ridiscutere i limiti attualmente vigenti, una delegazione coreana guidata dall’inviato Kang Joon-suk e presente alla Commissione Internazionale per le Balene tenutasi a Panama City, ha dichiarato che il governo di Seul sta lavorando a una proposta di caccia alle balenottere minori che si dirigono al di là della Penisola Coreana.
I pescatori coreani si lamentano che le balene disturbano le attività di pesca e fanno fuori tutte le scorte di pesce, riferisce Kang alla commissione. “Le misure di contenzione pacifica, quelle che non causano la morte delle balene, non sono abbastanza per arginare questi mammiferi e salvaguardare l’ecosistema locale”.
Le organizzazioni ambientaliste hanno manifestato un evidente scetticismo nei confronti di queste argomentazioni.
Come il Giappone, anche la Corea del Sud prova dunque a forzare le maglie della legge internazionale, adducendo improbabili motivazioni scientifiche. C’è da dire che il Giappone e altre nazioni, fra le quali Norvegia e Islanda, nel corso della Commissione di Panama hanno esplicitamente votato contro la creazione di una riserva naturale per le balene nell’Oceano Atlantico. Il Giappone ha condotto numerose spedizioni contro le balene nel corso degli anni passati, tutte in nome di interessi scientifici più o meno chiari. Il paese, tuttavia, non ha mai negato che lo sfruttamento, e il consumo, di questo cetaceo faccia parte della propria cultura.
Nel frattempo, in attesa che venga consentita nuovamente la vendita del pregiato mammifero, il 75% delle balene pescate l’anno scorso sono rimaste invendute,aspetto che dimostra lo scarso interesse della gente per questo mercato.
L’inviato della Corea del Sud ha dichiarato che il suo paese vanta una solida storia nel consumo di carne di balena, e che dal 1986, anno in cui è entrata in vigore la moratoria internazionale, il numero degli esemplari presenti è cresciuto enormemente. Inoltre, la caccia alla balena auspicata da questo paese non avrà un impatto significativo sulla specie. La Corea del Sud non ha lasciato intendere quanti saranno gli esemplari che programma di uccidere ogni anno, né sembra propensa a richiedere l’approvazione della comunità internazionale.
Il Giappone caccia le balene ogni anno – a dispetto della moratoria internazionale introdotta nel paese nel 1980 – semplicemente sfruttando alcune ambiguità nella legge, che permette l’uccisione di questi mammiferi per le ricerche scientifiche.
Gruppi ambientalisti come Sea Shepard intercettano i cacciatori nipponici e vanno allo scontro diretto in alto mare, aspetto questo che ha causato spesso la collisione delle imbarcazioni, l’arresto degli attivisti e numerosi conflitti a fuoco.
La Corea del Sud intende perseguire lo stesso obiettivo del Giappone, sottoponendo questa proposta al comitato scientifico della Commissione Internazionale sulle Balene. Prima della moratoria internazionale del 1986, i coreani sostenevano di cacciare non più di 1000 balenottere minori all’anno.
Ricordiamo che le balenottere minori sono ancora considerate a rischio estinzione nell’Oceano Pacifico.








Sinceramente sono perplesso. Non tanto per la caccia in se, in quanto posso capire (non accettare) la caccia alla balena come una tradizione Giapponese o comunque di quella particolare area del mondo.
Ma se il 75% di carne di balena pescata viene poi buttata, cosa continua a spingere i pescatori nel loro operato, e sopratutto ad eccedere in tale modo?
Pescare una balena credo comporti un certo costo, e pescarne il 75% in più è solamente un eccesso inutile. Se al mercato non interessa la balena, non vedo i propositi per continuare.
P.S. non sono né a favore, né contro la caccia. Credo sia un argomento molto complesso e sopratutto da non generalizzare.