La verità sulle fattorie della bile

L’idea che un essere dotato di intelligenza, una creatura senziente come l’orso della luna, possa essere imprigionato in una gabbia non più grande del proprio corpo per 20 anni, con un rudimentale e sudicio catetere conficcato nella cistifellea per far defluire dolorosamente e senza fine la bile, rappresenta per noi una tortura difficilmente immaginabile.

Eppure succede.

In Cina, Corea del Sud, Laos e Vietnam, le fattorie della bile portano avanti questa pratica per rifornire di prodotti la Medicina Tradizionale Cinese. Ovviamente non serve a niente, e anzi provoca più danni che benefici ai potenziali consumatori. Questo però non basta a fermare lo scempio, barbaro e senza scrupoli, che condanna gli animali alla certezza di una vita di torture fisiche, tumori, infezioni e svariate altre malattie.

Nel mondo occidentale, tali industrie distorcono la nostra visione della Cina. Ci sembra che in questo paese gli animali abbiano poca o nessuna tutela, e che agli umani non importi nulla dei loro diritti. Ma da quando mi sono appassionata al lavoro di Animals Asia, un’organizzazione non governativa senza scopi di lucro che si batte per porre fine alle fattorie della bile, ho decisamente scoperto un’altra verità.

Storicamente la Cina ha sempre avuto un enorme rispetto per gli animali. Nel corso degli anni, però, le peripezie e le tribolazioni che ha dovuto sopportare la sua gente, ha fatto passare in secondo piano la questione. Paragonate al dilagante fenomeno della miseria, che attraversava in lungo e in largo il paese, le sorti degli animali non sono mai entrate nelle grazie degli ufficiali del governo.

In aggiunta, gli allevatori di orsi hanno escogitato nuove strategie di marketing, modificando con il tempo il modo in cui veniva percepita questa terribile industria – affinché la loro opera apparisse umana e i prodotti smerciati segno di affermazione sociale. Per esempio hanno creato un filone di lusso per la commercializzazione della bile, un mercato dove questa sostanza potesse esprimere la filosofia del dono, e nel quale trovasse una collocazione confortevole anche l’idea del rispetto sacro dovuto all’ospite.

È questo il modo in cui il mercato della bile di orso si è infiltrato nella tradizione cinese, allo scopo di trovare una parvenza di liceità, risultando socialmente accettabile. L’esistenza di prodotti ricavati in maniera tanto barbara, non avrebbe altrimenti mai potuto essere giustificata.

Grazie all’uso di tali strategie – potenti, aggressive e subdole – e con la complice inerzia dei politici, mai davvero interessati al problema, rimane da chiedersi se Animals Asia riuscirà mai a sconfiggere questo mostro.

Fortunatamente, esiste l’appoggio di una grande forza; la stessa popolazione cinese.

Portando il problema delle fattorie della bile all’attenzione della gente, Animals Asia ha fatto cadere un mito, modificando radicalmente il giudizio dell’opinione pubblica su questa industria, precedentemente considerata intoccabile.

Inizialmente l’onda del sostegno era scarsa. Giusto qualche sparuto gruppo con tante cose da fare. Con l’arrivo del 21° secolo, anche la Cina si è aperta ai social media. Siti web, blog e social network in cui vengono condivise le informazioni mostravano un’altra verità.

 

Per la prima volta la popolazione cinese faceva sentire la propria voce e l’onda di sdegno si fece più potente. Le prime critiche vennero ignorate, ma dopo poco anche gli allevatori furono costretti a rispondere alle accuse.

Non si trattava più solo di una opposizione virtuale; l’opinione pubblica cinese ha cominciato a scendere in piazza, gridando il proprio sdegno contro questa barbara industria e le sue ramificazioni.

In Occidente, noi diamo per scontata la libertà di parola. E la cosa è tanto normale che rappresenta ormai un principio sancito dalle nostre costituzioni. In Cina, però, la disobbedienza civile è vista come un’opposizione diretta al cuore del Governo e ai valori tradizionali che incarna. Non si tratta semplicemente di qualcosa di sconveniente; è proprio contro la legge. Non è per nulla irrilevante insistere sull’importanza e il significato di questa protesta. Trasgredendo volutamente le leggi, la partecipazione diventa un atto di estremo coraggio, una ribellione all’autorità costituita; un evidente manifestazione di spregio nei confronti delle fattorie della bile.

Ora l’onda è più prorompente che mai. E nei prossimi anni la sua forza e imponenza cresceranno a dismisura. Con l’opposizione alle fattorie della bile che ha raggiunto ormai il 90% della popolazione, e la guida sicura di Animals Asia, ci si aspetta la costituzione di una legge sul benessere animale per la definitiva abolizione di questo crudele mercato. L’auspicio è che, un giorno, nessun animale sia costretto a sopportare siffatte torture.

I media occidentali hanno spesso alterato la percezione del problema dei diritti animali in Cina. E se dovessimo concentrarci solo sull’orrore delle fattorie della bile, la cosa non dovrebbe sorprenderci. Bisogna essere consapevoli che i sostenitori del bear farming, anche se rappresentano una minoranza, sono molto organizzati e non hanno problemi economici. La gente che protesta potrebbe non vantare le stesse risorse materiali, ma esprime finalmente un’unica voce.

I cinesi sono pieni di amore e rispetto per gli animali; un potere, questo, che nessuna somma di denaro potrà mai comprare.

Fonte: Huffington Post UK

10 Commenti a “La verità sulle fattorie della bile”

  1. Riccardo scrive:

    vorrei che questo orrore finisse subito! lo vuole tutto il mondo e prima o poi ci riusciremo!

  2. GIULIANO scrive:

    CHIUSURA IMMEDIATA,E DICO IMMEDIATA DI QUESTE ” FATTORIE “

  3. GIULIANO scrive:

    RICCARDO,CERCHIAMO DI CHIUDERLE IL PIU’PRESTO POSSIBILE

  4. GIULIANO scrive:

    La Grecia che e’sull’orlo del fallimento economico,ha varato una legge che….VIETA L’INGRESSO IN GRECIA DEI CIRCHI CON ANIMALI.SIETE GRANDI!!!!!!

  5. giuseppina scrive:

    Sono d’accordo con voi chiudiamo tutte le fattorie per sempre è una vera tragedia tutto questo per questi poveri orsi. Un grazie a tutte le associazioni animaliste che sono in aiuto degli animali, grazie AnimalsAsia di esistere. Forza Orsi Della Luna ciao a tutti.

  6. gaudenzio scrive:

    Liberare tutti gli orsi imprigionati,subito! Curarli, riabituarli ad una vita degna,in oasi protette.
    Basta con queste mostruosita’. Solo cosi’ il popolo cinese, riacquistera’ l’onore e il rispetto dagli altri popoli.
    Grazie.

  7. daniela disconzi scrive:

    se penso alle sofferenze di questi infelicissimi orsi mi scendono le lacrime. Spero che i Cinesi si dimostreranno un popolo civile e vieteranno questa pratica che definire barbara ed inumana non basta
    per tale orrore. Da quando ho saputo di questa nefandezza, ogni volta che passo davanti ad un ristorante cinese, invece di entrare, come mi piaceva fare un tempo, mi viene da vomitare. Ho fatto una donazione ad Animals Asia, ma vorrei poter fare di più

  8. Clara scrive:

    Non sono molto d’accordo sul fatto che i cinesi siano sensibili ai diritti degli animali. Stasera sono andata mangiare in un ristorante cinese nella cinatown di San Francisco. Mi sono accorta solo dopo che ero a tavola che dietro di me c’erano delle vasche di acqua putrida e sivraffollate con pesci enormi in una granchi in un’altra e un’ostrica ormai morta. Sulle pareti le foto di un’anatra cotta con la testa e il becco faceva impressione. Sembreranno stupidaggini ma io credo che sia la manifestazione di poca sensibilità e mi ha vagamente ricordato le immagini dei filmati dove si vedono i cinesi che spellano vivi gli animali per ricavarne piu facilmente la pelliccia. Non sono riuscita a mangiare.

  9. Orsi della Luna scrive:

    Buongiorno Clara, la mia è una posizione per così dire deflazionista: è vero quel che tu rilevi; ma importa davvero se l’obiettivo è quella di mostrare che i cinesi sono crudeli nei confronti degli animali? Fai un giro nel centro storico della tua città e quandanche tu abbia la fortuna di evitare cluster di polli e tacchini appesi a testa in giù come a fregiarsi della loro bellezza – hai mai visto la Vucciria o Ballarò a Palermo? – sono sicuro che una semplice macelleria o pescheria basterebbe a farti cambiare idea. A proprosito: quel che non si vede continua ad esistere…basta che non se ne parli.
    Ionon credo neppure che avesse ragione Ghandi. Un popolo non si misura dal modo in cui tratta i suoi animali, perchè il rispetto e la tutela ad essi dovuto -SPESSO- è gravemente condizionato dalle condizioni sociali ed economiche che non impediscono, metafisicamente, all’anima di emergere.

    A presto,

    Antonello

  10. erika scrive:

    Buongiorno Antonello,
    sono pienamente d’accordo con te. Infatti, penso che gran parte del lavoro che Animals Asia faccia (come pure altre associazioni similari) sia proprio quello di cercare insieme al governo cinese di trovare una soluzione al grandissimo problema di sfruttamento degli animali e dell’ambiente, dando la possibilità di un riscatto economico a quelle persone che compiono “attività di impresa” poco etiche. Prima è il caso di elevare la situazione socio economica della gente ed in parallelo operare nell’educazione (e rieducazione) del senso civico, rispetto per l’ambiente e gli animali….se non si eleva la loro situazione disagiata, allora non ci sarà modo di elevare il pensiero ed anzi, opreazioni di recupero degli orsi (come di altri animali) verrebbero visti come un forte elemento di disturbo. A volte credo proprio che sia una volontà dei governi stessi di lasciare il prorpio popolo in quelle situazioni di povertà ed ignoranza….si sà, un popolo ignorante non pensa….un popolo povero ha il pensiero di sfamarsi e poco importa se per raggiungere l’obiettivo si riducono in agonia dei poveri orsi….ma ora mi chiedo: quanto distiamo da queste popolazioni? il nostro è un finto benessere o siamo veramente una popolazione dal pensiero piu’ elevato? Io un mio pensiero ce l’ho….sarei curiosa di sapere cosa pensano gli italiani….
    grazie Antonello per quello che fate.
    A presto
    ERika

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