La disperata fuga dalla foresta
Nel Kalimantan occidentale un gran numero di oranghi sta morendo perché la loro foresta natale viene distrutta per far posto a una piantagione di olio di palma.
Il fatto più sconcertante è che la società in possesso di questa nuova piantagione – la PT KAL (Kayung Agro Lestari) dell’Austindo Nustantara Jaya Group – è membro della Tavola Rotonda sull’Olio di Palma Sostenibile (RSPO). Questo progetto è stato istituito al solo scopo di promuovere la produzione e l’utilizzo sostenibile di olio di palma, che ovviamente la società in questione vende al consumatore come ecologico. Numerosi oranghi sono stati costretti a fuggire in una piccola foresta accanto alla nuova piantagione, finendo così per morire di fame o perdere la vita nei conflitti con gli abitanti dei villaggi limitrofi.
L’ultima vittima è un giovane orango maschio, rimasto incastrato in una trappola piazzata per catturare cervi e cinghiali. Prima di essere salvato dal team di Animal Rescue International (IAR), che gestisce un centro di soccorso per oranghi nel vicino Ketapang, l’esemplare è sopravvissuto per dieci giorni senza cibo né acqua. Nei ripetuti e disperati tentativi di liberarsi, l’animale si è causato una ferita terribile alla mano e al polso.
La squadra di soccorso, guidata dalla direttrice veterinaria Karmele Llano Sanchez, ha sedato l’orango, lo ha liberato e abbeverato per contrastare la grave disidratazione prima di trasportarlo alla clinica IAR di Ketapang.
L’hanno chiamato Pelangsi, con lo stesso nome dell’area in cui è stato ritrovato. Durante le prime quarantotto ore la sua condizione è rimasta critica, decisamente troppo per rischiare un intervento chirurgico. Per via della lesione e dell’infezione alla mano, l’orango aveva contratto una brutta setticemia. Dopo alcuni giorni è stato sottoposto a un difficile intervento chirurgico – durato oltre 5 ore – per riparare la terribile ferita al braccio: dovrebbe essere rilasciato nella foresta fra qualche mese.
Trappole mortali
I 400 ettari di bosco in cui si trova Pelangsi, all’interno dell’area di Kuala Satung, stanno fornendo rifugio a un gran numero di suoi simili, fuggiti disperatamente dalla nuova piantagione di olio di palma. L’uomo che ha predisposto la trappola fatale ha ammesso di aver piazzato un totale di 60 tagliole lungo tutta la foresta, che ovviamente rappresentano una minaccia enorme per tutti gli animali selvatici che si avvicinano.
Il Centro di IAR a Ketapang ha già in cura tre piccoli oranghi salvati in analoghe condizioni e recentemente ha tentato senza successo di liberarne altri tre, rinvenuti durante le operazioni di disboscamento. Nonostante la sua adesione alla RSPO, evidentemente la Kayung Agro Lestari non si preoccupa affatto del benessere della fauna selvatica nella foresta.
“La storia di Pelangsi – ha dichiarato Karmele Llano Sanchez – mette in luce il triste destino di tanti oranghi, che rimangono affamati e senza casa mentre la loro foresta viene selvaggiamente abbattuta. Il nostro centro di soccorso ha ora in cura 50 esemplari, ma il numero continuerà a crescere rapidamente se le società di olio di palma non si decideranno a prendere delle misure drastiche per proteggere queste creature dagli effetti devastanti della loro industria.”
Fonte: The Sun
Traduzione di Elena Intra










[...] in questa cornice va ricostruito il fatto di cronaca che arriva dal Kalimantan occidentale, dove le piantagioni di olio di palma sono molto [...]
Io ormai boicotto tutti i prodotti fatti a base di olio di palma! Quindi vi consiglio di guardare il retro del prodotto con la lista degli ingredienti. State attenti a non farvi ingannare! Infatti l’indicazione grasso vegetale spesso nasconde olio di palma…inoltre ho notato che l’olio di palma è spesso usato nei biscotti dietetici o biologici, più cari di altri biscotti….boicottandoli, io risparmio soldi!!!!! Inoltre dicono che l’olio di palma è cancerogeno.
Quindi per me è una decisione facile…mai più olio di palma nel mio stomaco!
Sono d’accordo nel boicottare i prodotti a base di olio di palma.
Triste storia che dimostra, ancora una volta, la cattiveria degli uomini.