Quando è stata pubblicamente smascherata la passione del re di Spagna Juan Carlos per la caccia agli elefanti, ritratto il mese scorso in Botswana accanto al suo ultimo trofeo – “indecente, disgustoso e indegno di una persona del suo rango”- il popolo iberico è insorto rabbiosamente: con il paese in piena recessione, non sembrava davvero un’impresa avveduta dissipare la bellezza di 44.000 euro in una battuta di caccia, per giunta contro una specie in grave pericolo di estinzione.
Non sono mancati gli inviti ad abdicare, nonostante l’anca sacrificata e il pubblico ludibrio apparissero già una congrua compensazione. Per non tacere del fatto che l’arzillo reale, 74 genetliaci, era stato fino a quel momento presidente onorario del WWF in Spagna. Va bene dunque la crisi, che tocca sempre ai sudditi sorbire, ma la caduta di stile appare senz’altro più rovinosa delle tre fratture riportate. Non si è ancora del tutto compreso se le scuse del Borbone si riferissero alle spese sostenute o alla morte del povero pachiderma. Le cose sarebbero state più semplici se il nostro Juan fosse nato in Cina, paese dove esiste una buona disposizione verso il safari di caccia, considerato uno sport d’elite in grado di esaltare le migliori virtù umane.
Negli ultimi anni, un crescente numero di cinesi con il portafoglio gonfio – in gran parte uomini d’affari – ha sviluppato una propensione speciale per i trofei di caccia. Avventurieri inesperti prendono parte a viaggi all inclusive organizzati da tour operator nazionali ed esteri: agganciati all’industria della caccia in diversi luoghi del pianeta, queste agenzie spediscono i ricchi cinesi in paesi stranieri, armandoli fino ai denti con fucili e pistole in grado di uccidere ogni cosa si muova all’interno di un’area assegnata.
Prendiamo per esempio la 52Safari International Hunting Club, una compagnia di Pechino fondata da un cacciatore americano. Dal 2009 organizza battute di caccia in Sudafrica, Canada e Argentina, solo per citare le destinazioni più ambite. Una dieci giorni di caccia all’orso nero americano in Canada costa circa 80.000 yuan a persona, circa 10.000 euro, e prevede alloggio, permessi di caccia, un insegnante personale e un DVD con le immagini più belle di questa trionfale vacanza. Uno chef cinese, inoltre, segue i clienti per cucinare a dovere l’agognata preda. Quelli che pagano un supplemento di 35.000 yuan possono portarsi a casa un tappeto di vera pelle d’orso. In queste circostanze si raccomanda anche di lasciare una generosa mancia ai vari accompagnatori.
In Nuova Zelanda opera il China Club of International Adventure, un’agenzia per la caccia di alto livello, con pacchetti che prevedono una spesa minima di 480 euro al giorno. Crow Xu, che ha fondato il club nove anni fa, dice che molti dei suoi clienti sono cinesi e che questa tendenza negli ultimi due anni ha subito un repentino balzo in avanti.
“Si tratta di ricchi uomini d’affari di mezza età. Normalmente provengono dal nord della Cina, dove l’ambiente naturale e il paesaggio sembrano incoraggiare questa tradizione. Quelli del sud preferiscono la pesca”, riferisce Xu, nato a Pechino e migrato nella terra dalla lunga nuvola bianca circa 20 anni fa. “Qualche volta gli uomini arrivano con mogli, fidanzate o amanti, che pure prendono parte al safari; se non cacciano, viene praticato loro uno sconto del 50%”.
Xu dice che i ricchi cinesi sono affascinati dal prestigio della caccia come sport, spesso prerogativa delle classi più agiate e dei sovrani. “Hanno molti soldi e vogliono provare il più nobile hobby occidentale”. L’interesse per questo genere di viaggi all’estero dipende anche dal fatto che in Cina esistono solo 20 riserve autorizzate per la caccia, spesso gestite in maniera approssimativa. “Davvero pochi gli sforzi profusi per mantenere questi animali in salute e renderli attraenti per gli stessi cacciatori.
Questo accade perché la caccia in Cina riguarda l’uccisione di animali che verranno poi mangiati. Non ci sono trofei in palio.
Un cacciatore europeo che risiede a Pechino racconta che esistono essenzialmente due categorie di cacciatori in Cina. “Una ha quale obiettivo la caccia all’estero; l’altra non ha abbastanza soldi e se ne sta nel proprio paese a caccia di frodo”.
Lo sport è quanto meno controverso. Un articolo uscito a febbraio sul quotidiano Guangzhou Daily e dedicato a una battuta di caccia all’orso polare in Canada – 60.000 euro il costo dell’avventura -, ha suscitato dure critiche nell’opinione pubblica. Il tour operator, 52Safari, ha pubblicato i dettagli del pacchetto vacanze sul proprio sito web ma il fondatore dell’agenzia, Scott Lupien, non ha risposto alle domande avanzate dal quotidiano Money Post. In un comunicato apparso successivamente sul sito della 52Safari, Lupien ha dichiarato che la sua agenzia non ha mai ricevuto prenotazioni da parte di clienti cinesi interessati alla caccia all’orso polare.
Alcuni ribattono che l’attività assicura un equilibrio stabile della fauna selvatica. Inoltre, gli introiti generati possono essere utilizzati per proteggere l’habitat degli animali. Naturalmente, non molto diversamente da quanto accade con gli americani che si recano in Cina per sparare alle gazzelle, a questa gente non importa niente della conservazione.
Nel frattempo Xu non sembra affatto preoccupato. In giugno andrà in Cina per una fiera, dove cercherà di vendere i suoi safari ai cinesi. “In Occidente c’è sempre l’interesse per la caccia, solo che la gente non ha più tanti soldi. Il presente è la Cina… e io vado lì per i soldi”.
Fonte: South China Morning Post








L’Africa non dovrebbe permettere l’uccisione dei suoi animali…è tutto sbagliato…sta facendo uccidere quello che ha di più prezioso…quello che la rende unica…il turismo deve essere limitato il più possibile…è un grave danno per tutta l’umanità…
ke tristezza vedere l immagine di ql bellissimo leone ucciso senza motivo da un piccolo uomo o meglio una piccola nullità…nn c è uomo dietro un essere ke uccide senza motivo alcuno…ke peccatoooo….aspetto cn ansia ke cambino le coscienze …
Facile uccidere un leone da lontano con un fucile è…
Che tristezza l’uomo… Se non cambia atteggiamento la natura gli si scatenerà addosso!