Uncool Fur

Vi proponiamo un articolo molto interessante, sui nuovi equilibri geo-economici dell’industria conciaria, che per alcuni sembrava ormai destinata a morte certa. Purtroppo non è così. Gli sparuti quanto originali provvedimenti presi da alcune città, per esempio West Hollywood in California, che ha vietato la vendita di pellicce, confermano negativamente questo trend. A cambiare sono i luoghi di produzione, e il bacino d’utenti, vertiginosamente in crescita principalmente nei paesi asiatici. Abbiamo scelto il commento di Kati Loeffler, perché nella sua semplicità esprime la vanità di questi traffici, appesi davvero esclusivamente a una stanca idea di bellezza che prova ancora una volta a cingersi di nuovo.

Tutti possiamo immaginare l’assoluta miseria, l’orrore e il dolore che questi animali da pelliccia subiscono in Cina. Anche se esistono regolamenti e controlli, la condizione degli animali da pelliccia negli allevamenti di tutto il mondo non sarà mai accettabile, men che meno in un posto come la Cina.
Fino a quando il consumatore lo richiederà, il prodotto verrà fornito. Credo fermamente che ciò di cui le organizzazioni animaliste abbiano bisogno, più di ogni altra cosa oggi, siano persone di talento con grande esperienza nel marketing e nella pubblicità. L’obiettivo deve essere quello di rendere il consumo e l’abuso di animali nella società in generale “un-cool” e allo stesso tempo fornire un’alternativa che sia “super cool”. Chi si occupa di  marketing e pubblicità sa meglio di chiunque altro come influenzare il comportamento, soprattutto quando riguarda  i consumi. Dire semplicemente ‘Non comprate avorio’ o ‘Non comprate pellicce’ lascia la gente senza un’alternativa che soddisfi la loro brama di possesso, particolarmente forte in una cultura che è in fase di evoluzione come quella cinese e in gran parte asiatica (vedi teorie della Spiral Dynamics).
Se non ci piace ciò che le persone usano e distruggono, dobbiamo incanalare il modello di consumo verso qualcosa che sia meno dannoso.

Il seguente articolo mette in luce il grande lavoro che l’industria conciaria mondiale compie per promuovere la commercializzazione dei suoi prodotti, e le idee terribilmente sbagliate che inculca nella testa delle persone per suggerire loro l’acquisto di una pelliccia.

Le organizzazioni animaliste farebbero bene a iniziare a combatterla con le stesse sue armi.

Kati Loeffler
International Fund for Animal Welfare

Articolo scritto da John Goddard per The Star
Traduzione di Elena Intra

Lo scorso anno i costi delle pellicce hanno raggiunto prezzi altissimi durante le prime aste europee – una buona notizia per i cacciatori canadesi, gli allevatori di visone e i produttori di abbigliamento con pelliccia.

“Il numero di clienti ha superato tutte le aspettative”, ha dichiarato la casa d’aste di pellicce più grande al mondo, la Kopenhagen Fur, in occasione della sua apertura qualche settimana fa. La prima asta di Helsinki ha incontrato una richiesta altrettanto elevata. Questa tendenza nasce da tre sviluppi positivi del settore, afferma Alan Herscovici, vice-presidente esecutivo del Fur Council of Canada di Montreal: innovazione nel design, l’apertura dei grandi mercati asiatici, e il progresso dell’industria conciaria nell’articolare la sua posizione nel dibattito etico mondiale.

 

D: Quanto guadagnano le case d’asta per le pellicce?

R: L’allevamento di visone è il punto di riferimento del settore. Ogni anno vengono prodotti circa 50 milioni di pelli di visone a livello globale. Il Canada produce poco meno di 3 milioni. Alla fine degli anni ’80, nell’ultima volta che i prezzi delle pellicce hanno raggiunto cifre così alte, una media di visone, tra i vari tipi qualità, modelli e colori – valeva circa 50 dollari americani. Durante la crisi economica del 1992, i prezzi del visone sono caduti a un minimo di 20 dollari. Negli ultimi due anni, non solo i prezzi si sono rialzati ma hanno anche superato quei livelli. Lo scorso anno, la media complessiva è stata di oltre 65 dollari. Alcune pelli di visone hanno anche oltrepassato i 100 dollari.

D: Che cosa significa questo per la pelliccia canadese?

R: Nel 2010, i dati completi per le esportazioni totali di pelliccia, pelli e capi di abbigliamento, parlano di un guadagno di 450 milioni di dollari. Il 36% in più rispetto all’anno precedente; più di un terzo, dai 331 milioni di dollari precedentemente registrato. Nella recessione del 1992, la cifra si aggirava intorno ai 143 milioni di dollari.

D: Cosa spinge la forte richiesta attuale?

R: Molte cose. Abbiamo visto aprirsi dei mercati completamente nuovi, come il nord della Cina e la sua nuova classe media. Immaginate il negozio The Bay nel centro di Toronto come se fosse un’intera boutique solo di pellicce. Ce ne sono parecchi così nelle città nel nord della Cina. E’ difficile da credere. La Cina è diventata uno dei maggiori consumatori e produttori di pellicce. La produzione di pellicce richiede una grande forza lavoro e questo paese ha un basso costo di manodopera. Centri come New York, Montreal, Milano e Francoforte hanno subito un notevole contraccolpo. I mercati si stanno aprendo anche in Corea, dove esiste un’attiva industria della moda, e in Paesi come il Kazakistan e la Mongolia. Inoltre, la Russia – paese nel quale la gente ha sempre amato la pelliccia – è diventata un grande importatore di prodotti finiti.

D: Quali sono gli altri motivi?

A: Innovazione nella tecnica e nel design. La pelliccia è molto più leggera ora. Viene effettuata una micro-epilazione, che rende la pelle più sottile e le pellicce reversibili. Non ci sono più i rivestimenti interni dei cappotti vecchio stile: questo è quanto la gente sta cercando, perché preferisce vestirsi in maniera sportiva, con materiali moderni e all’avanguadia, che siano più leggeri e molto meno ingombranti. Il visone epilato è una tendenza in continua crescita.

D: I pellicciai canadesi stanno sviluppando anche nuovi design?

R. Sì. Il Fur Council ha creato il marchio “Beautifully Canadian”, www.beautifullycanadian.com, per promuovere il design canadese contemporaneo a livello internazionale. Il visone epilato, altre pellicce epilate, e ora anche i colli a pelo lungo – di volpe, coyote o castoro – vanno sempre più di moda.

D: Le campagne per i diritti degli animali non hanno cercato di ridurre il commercio di pelliccia tra i consumatori europei e nord americani?

R: L’etica non è importante solo per l’Europa e il Nord America, ma anche per la Russia e l’Asia. Per spezzare una lancia in favore dell’industria della conceria canadese, noi possediamo alcune delle pratiche di allevamento e cattura meglio regolate, gestite ed ecologicamente sostenibili, e stiamo facendo un lavoro ancora migliore nel raccontare la nostra versione della storia.

D: Qual è la vostra versione della storia?

R: La World Conservation Union, il WWF, e tutti i principali gruppi ambientalisti e per la tutela degli animali, oggi promuovono l’uso sostenibile della fauna selvatica e degli animali come una risorsa naturale e rinnovabile. Queste organizzazioni riconoscono che le pratiche umane vengono rispettate e si rendono conto che le richieste avanzata da PETA sono totalmente anti-ecologiche.

D: Cosa significa “anti-ecologiche?”

R: E’ ironico che oggi si parli tanto di “verde” e di proteggere il pianeta, eppure non siamo mai stati meno ecologici in termini di abbigliamento. Indossiamo vestiti poco costosi, carini, trendy e gettati via dopo un paio di stagioni: l’80% di questo tipo di abbigliamento a buon mercato è sintetico. Sono come i sacchetti di plastica. Abbiamo ridotto questi ultimi, ma ogni anno centinaia di milioni di tonnellate vengono gettati nella spazzatura senza alcun programma di riciclaggio. La pelliccia dura a lungo e alla fine della sua vita è biodegradabile. L’industria della pelliccia è ben regolata, è sostenibile ed è totalmente in sintonia con il moderno pensiero ambientale.

Di seguito due preziosi commenti inviati in risposta a questo articolo, da persone che lavorano quotidianamente contro l’industrie della pelliccia:

I metodi di cattura non sono per niente adeguatamente regolamentati. Le agenzie non hanno i soldi e la cattura non fa guadagnare abbastanza per avere questo tipo di monitoraggio. Ho anche da ridire sull’affermazione che la pelliccia sia più ‘verde’ dell’abbigliamento sintetico. L’industria della pelliccia parla come se l’unica cosa su cui si basa fosse la pelle stessa. Non prende in considerazione i chilometri di trappole (per la pelliccia selvaggia) che devono essere utilizzati per una pelle singola e il consumo di benzina a tale scopo. La maggior parte delle pelli selvatiche vengono vendute non conciate e poi spedite verso altri paesi per la concia. Devono rimanere refrigerate per tutta la strada. La concia si effettua in altri paesi perché lì non hanno regole sull’acqua e l’inquinamento atmosferico come qui da noi, e questo processo, utilizzando formaldeide e composti di metalli pesanti per rendere un prodotto biodegradabile così tossico da essere impermeabile ai microbi, è molto inquinante. Dopo la concia, c’è la spedizione in un paese con manodopera a basso costo, dove il capo viene messo insieme e finito, per poi essere nuovamente spedito dove verrà venduto. Se mai dovesse essere pulito, può essere solo lavato a secco, un altro processo che utilizza prodotti petrolchimici. Il sintetico è un’opzione più ecologicamente responsabile.

Mary Katherine Ray
[Wildlife Chairperson, Rio Grande Chapter, Sierra Club]

 

Il WWF non si oppone alla cattura, etc. di animali (o di animali da pelliccia), a patto che la specie intrappolata o ‘allevata’ non venga minacciata o messa in pericolo, e le pratiche siano ‘sostenibili’ … Anche le organizzazioni come Defenders of Wildlife hanno adottato la stessa politica e si oppongono solo alla cattura di specie in estinzione o in pericolo di esserlo … La Volpe Americana (o volpe veloce) è stata attualmente reintrodotta nel nord-est Montana, e anche se Defenders è stato un attore importante nel riportare gli animali in questo ambiente, non è contrario alla cattura delle volpi veloci (pur essendo in fase di reintroduzione) …I cacciatori uccidono circa 20 di questi animali da 5 chili a stagione … non conosco la posizione di altre organizzazioni ambientaliste, ma ho il sospetto che anche queste “non abbiano una posizione in merito alla cattura/ ‘allevamento’ di animali selvatici ….”

Dal sito del WWF:
- Wildlife Trade -

“La maggior parte dei prodotti naturali utilizzati dalle persone sono derivati da animali e piante in natura. Tra questi rientrano il legname, i prodotti da pesca, i medicinali, la selvaggina, animali vivi, piante ornamentali, alimenti, etc. Il commercio della fauna selvatica rappresenta senza dubbio un problema, ma è legale. Tuttavia, il mercato globale per questi prodotti è immenso e costituisce un incentivo sufficiente per l’uso non sostenibile della fauna selvatica. Come risultato, il sovrasfruttamento di queste specie è una minaccia seria per la conservazione della biodiversità. Il commercio di fauna selvatica non-sostenibile è la seconda più grande minaccia alla sopravvivenza delle specie dopo la distruzione degli habitat. I raccolti intensivi, l’uso non sostenibile e il commercio illegale di alcune specie stanno minacciando non solo la loro sopravvivenza, ma anche quella degli ecosistemi e il sostentamento delle comunità. Storicamente, lo sfruttamento eccessivo ha provocato l’estinzione di specie come l’alca impenne (volatile simile al pinguino, ndr) e la foca monaca caraibica – e ne ha gravemente minacciato molte altre, tra cui tigri, rinoceronti, balene e il merluzzo atlantico “.

Anja Heister
Footloose Montana

5 Commenti a “Uncool Fur”

  1. melania costa scrive:

    molto inbteressante questo articolo.grazie.dà modo di far riflettere anche tutte quelle persone che non usano la pelliccia in senso “classico”

  2. Vanilla scrive:

    Complimenti per questo articolo. Il tema del marketing è fondamentale in questa epoca. Da animalista convina è per me una tortura passeggiare per il centro e vedere vetrine e umani impellicciati.

    Grazie!

  3. Vanilla scrive:

    animalista convinta— sorry

  4. Ilaria scrive:

    veramente un bell’articolo. Purtroppo non mi capacito di come le persone possano andare a giro fiere di avere addosso pelli di animali morti. tanto per fare un pratico esempio, l’altro giorno mi è capitato di sentir parlare una ragazzina di 15 anni che con la sua amica si vantava di avere una pelliccia di visone tanto carina..l’aveva pagata “solo” 1.500 euro. Ecco dove stiamo andando.. non c’è nemmeno una educazione da parte dei genitori riguardo a ciò, e la cosa mi preoccupa.

  5. barbara scrive:

    l’articolo è molto interessante e bisogna divulgarlo ovunque da animalista non transigo qualunque atrocità verso gli animali e questa lo è…..perciò divulgherò il più possible affinchè la gente capisca….sarà una lotta dura ma tutti insieme noi animalisti possiamo farcela……..

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