Fonte io9.com
Traduzione di Elena Intra
Lo scrittore scientifico Paul F. Norris ha recentemente scritto per AnimalWise questo toccante articolo sui rapporti sorprendentemente giocosi tra i delfini cosiddetti a naso di bottiglia (tursiopi) e le balene megattere. Il pezzo offre alcune importanti intuizioni sulla sottile natura della comunicazione interspecifica, e può servire a ricordare a tutte le creature come condividere i piaceri semplici della vita.
“Ho sempre trovato che le interazioni amichevoli tra animali di specie diverse siano in qualche modo rassicuranti. Dopo tutto, il mondo non può essere un posto così orribile se due animali, separati da background genetici e imperativi di comportamento differenti, possono trovare un modo per superare il divario biologico e condividere qualcosa di gioioso e positivo.
Proprio per questo ho un debole tremendo per tutti quei video di YouTube dove si vedono gatti che si coccolano con i topi, cavalli che fanno amicizia con pecore, elefanti e cani che sono inseparabili, e simili. Insomma, sapete di cosa parlo.
Molte volte, però, si tratta di “accoppiate” artificiali che nascono dopo che gli umani hanno modificato l’ambiente, abituando o addirittura costringendo gli animali a convivere. Anche se questi rapporti influenzati dall’uomo possono essere incredibilmente commoventi, è ancora più magico quando gli animali stringono legami oltre i confini delle specie nel loro habitat naturale e senza alcun intervento umano.
Con queste premesse, vorrei introdurre un articolo pubblicato lo scorso anno dalla rivista Aquatic Mammals, in cui si parla di due divertenti e, come vedremo, incoraggianti, incontri tra delfini (Tursiops truncatus) e megattere (Megaptera novaeangliae ).
Il primo si è svolto in un pomeriggio di gennaio al largo della costa nord-occidentale di Kauai, quando un gruppo di otto delfini ha incontrato una coppia di megattere. Due dei delfini, apparentemente adulti, si sono avvicinati a una delle balene; in un primo momento sembrava cavalcassero l’onda di pressione creata dal capo della balena mentre nuotava, ma successivamente a turno si sono posizionati perpendicolarmente sul rostro della balena quando quest’ultima risaliva a galla per respirare.
D’un tratto, mentre uno dei delfini giaceva in equilibrio sulla parte terminale del rostro, la balena si è fermata e ha sollevato lentamente il piccolo cetaceo per aria. Il delfino ha mantenuto una posizione arcuata e non ha accennato alcun tentativo di fuga, permettendo alla balena di continuare a sollevarlo fino a quando è giunto quasi in posizione verticale sull’acqua.
A quel punto il delfino è scivolato in giù, si è tuffato in acqua, ed è tornato verso i suoi compagni. Ecco sulla sinistra, una serie in bianco e nero degli scatti che catturano l’intera sequenza di questa strabiliante avventura.
Il secondo incontro si è verificato sempre in un pomeriggio di gennaio, questa volta al largo della costa nord-occidentale di Maui, quando una femmina adulta di tursiope ha nuotato verso una balena megattera seguita dal suo balenottero. Dopo essersi immersi, la balena madre e il delfino sono risaliti con il tursiope che giaceva sul rostro della megattera.
La balena ha sollevato il delfino sei volte in meno di dieci minuti, con quest’ultimo che durante le risalite giaceva o sulla pancia o sul fianco destro del gigantesco cetaceo. Anche in questo caso, il delfino non ha cercato di fuggire ma addirittura ha mantenuto la sua posizione in modo da facilitare l’atto di sollevamento alla balena. Ecco di lato una sequenza di foto che mostra la tecnica corretta per sollevare un delfino, a quanto pare molto rilassato.
Gli autori della relazione di Aquatic Mammals hanno preso in considerazioni diverse ipotesi per queste interazioni: potevano rappresentare una risposta aggressiva della balena a un approccio antagonista del delfino, oppure le balene stavano dimostrando preoccupazione per il disagio percepito nei delfini, o infine i cetacei stavano semplicemente giocando insieme.
Gli esperti reputano le prime due spiegazioni poco probabili, dato che l’andatura delle interazioni era troppo cooperativa e rilassata per essere di natura aggressiva, e i delfini erano in buona salute e non hanno mostrato segni di sofferenza. Alla fine, mentre gli autori non escludono la possibilità che il comportamento delle balene coinvolgesse un istinto materno, si è concluso che la migliore risposta era che si trattava semplicemente di attività ludica interspecifica, tra i delfini e le balene megattere.
Per di più, questi momenti di divertimento tra i delfini e le balene potrebbero non essere poi così rari, visto che sempre tra i famosi video pubblicati su YouTube sono riuscito a trovarne uno che documenta un altro episodio in cui un delfino è andato a fare un giro sul rostro di una balena.
Il gioco può servire a raggiungere una serie di importanti obiettivi, per esempio offrire una via, ad animali intelligenti e sociali come i delfini e le balene, di confrontarsi con l’ambiente circostante, affinare le proprie abilità fisiche e imparare a interagire in modo collaborativo con gli altri. Ma a parte ogni significato pratico- evolutivo, mi piace pensare a questi incontri come una dimostrazione che gli animali possono, a volte, dedicare qualche minuto a condividere un attimo di gioia e meraviglia con un altro essere, anche se di specie diversa.
Tutto questo è confortante. Se i delfini e le balene (e altri animali che creano legami interspecifici) possono trovare un modo per comunicare in allegria tra loro, e condividere esperienze senza alcun tipo di un linguaggio comune, forse anche noi umani potremmo fare qualcosa di meglio. Forse alcune delle barriere che oggi incontriamo, discordie politiche, conflitti religiosi e le disuguaglianze razziali e culturali, non sono poi così insormontabili dopo tutto. Probabilmente, tutto quello che dobbiamo fare è ricordarci di questi delfini ogni tanto.







