Lo xenotrapianto (trapianto di organi, cellule e tessuti da animale a uomo) è considerato oggi una valida e promettente alternativa alla carenza cronica di organi umani. Lo xenotrapianto, oltre ad essere visto come una soluzione è però anche considerato un problema, dato dalla possibile trasmissione di virus dall’animale all’uomo. Al momento, la specie “eletta” per questo scopo è il maiale, animale considerato simile all’uomo per quel che riguarda la compatibilità anatomica. Gli organi dei suini sono, infatti, di dimensioni quasi identiche agli omologhi umani. Sebbene i tentativi di xenotrapianto siano iniziati più di un secolo fa, oggi il risultato appare a portata di mano “grazie” all’ingegneria genetica.
L’inserzione di geni umani o la disattivazione di alcuni geni dell’animale hanno permesso di superare una delle più importanti barriere al trapianto tra specie diverse: il rigetto iperacuto. Tale rigetto porta il sistema immunitario umano ad autodistruggersi nel giro di poche ore. L’ostacolo è stato superato grazie alla creazione, mediante modifica genetica e successiva clonazione, di suini compatibili geneticamente con l’uomo. In questo modo gli organi, le cellule e i tessuti di origine animale vengono riconosciuti dall’organismo ospitante come appartenenti alla propria specie e la situazione può essere agevolmente ricondotta a un normale rigetto, tipico di qualsiasi allotrapianto (trapianto fra individui della stessa specie).
La questione, solo apparentemente incoraggiante, presenta però un nodo che l’ingegneria genetica sta ancora tentando di sciogliere con scarsi risultati: la creazione di linee di suini con PERVs meno aggressivi. I PERVs (porcine endogeneous retroviruses) sono retrovirus, più o meno virulenti, che i suini presentano nel proprio genoma. La virulenza dipende dalla capacità dei retrovirus di attaccare la specie ospitante (il suino) e, dunque, chi subisce il trapianto. Il problema che potrebbe verificarsi è molto simile, se non addirittura più preoccupante, a quanto già accaduto con la BSE, l’influenza aviaria, la spagnola ecc.

Apollo e Circe, due maiali «antirigetto» ottenuti per clonazione e geneticamente modificati per trapianti da animale a uomo
Si stima che solo in Europa nel 2009, le zoonosi, cioè le malattie di provenienza animale, abbiano fatto 46 vittime rispetto a “un totale di 5.550 epidemie alimentari scoppiate nella Comunità europea, che hanno provocato 48.964 nuovi casi d’infezione ai danni dell’uomo e 4.356 ricoveri“.[1]
Un dato questo, che a prescindere dagli xenotrapianti, dovrebbe indurci a riflettere – cosa molto difficile – sulle nostre scelte alimentari. La situazione potrebbe aggravarsi con l’immissione nell’ambiente e tra gli umani di PERVs suini, a causa della difficoltà d’individuarli prima che si manifestino o della possibile ricombinazione con virus umani. Se facciamo un po’ di conti, ossia che i trapianti di cellule e tessuti suini, condotti talvolta senza alcun controllo post trapianto, sono già una realtà per migliaia di pazienti nel mondo, e già da oltre 20 anni, e che è difficile ipotizzare il periodo d’incubazione di questi virus, viene fuori un quadro sul quale non credo sia necessario aggiungere altro. Sullo xenotrapianto sono stati scritti e si scrivono fiumi di parole; io me ne sono sempre occupata per denunciare la carenza informativa ed evidenziare il ruolo che le Istituzioni dovrebbero attribuire alla collettività nelle scelte che, pur sembrando individuali, investono la comunità.
Mi preme rilevare un altro problema, che tocca la sensibilità di chi è attento alla sorte dei nostri amici animali. Non si deve dimenticare, infatti, che nella fase di sperimentazione dello xenotrapianto sono due le specie animali sacrificate in nome del diritto umano alla salute: i primati e i suini. Mentre sui primati, però, c’è l’accordo unanime sulla necessità di eliminare progressivamente il loro impiego nella ricerca, rispetto ai suini non c’è, tranne che da parte dei cosiddetti animalisti, lo stesso consenso. I suini sono carne e la carne si mangia; sebbene sia causa delle malattie indicate sopra.
Ma quindi è meglio un wurstel o un organo? A primo acchito la risposta sembrerebbe scontata: meglio un organo, of course. Volendo approfondire, tuttavia, potremmo riabilitare i poveri suini, tra i più reietti animale al mondo, proprio alla luce del ruolo loro conferito da questa ricerca. Il suino riabilitato per la sua funziona salvifica verso l’uomo.
Non può esserci alcuna giustificazione morale per l’uso degli animali nella sperimentazione – anche volendo esaltare i più mirabolanti e nobili fini umani -, e non ha certo senso ricercare una qualche forma di elevazione dell’animale per legittimarne l’impiego. Le ricerche, inoltre, mostrano che nessuno dei pazienti intervistati si preoccupa per la sorte del suino ma – ovviamente – solo della propria. Nessun vero progresso verso la completa sostituzione degli animali nella ricerca potrà mai essere compiuto, se la collettività non verrà debitamente e puntualmente informata su tutti gli aspetti della sperimentazione, e se i laboratori continueranno ad avere al posto delle pareti di vetro muri di cinta off-limits.
Chi è Paola Sobbrio. Paola Sobbrio è laureata in Giurisprudenza ed è dottore di ricerca in Normative dei paesi della Cee sul benessere e la protezione animale. Attualmente è assegnista di ricerca presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Messina. Collabora, inoltre, al progetto Xenome sugli xenotrapianti commissionato dalla Commissione Europea nell’ambito del Sesto Programma Quadro. E’ fondatrice dell’Istituto Italiano di Bioetica Sezione Sicilia.
[1]The European Union Summary Report on Trends and Sources of Zoonoses, Zoonotic Agents and Food-borne Outbreaks in 2009, EFSA Journal 2011; 9(3):2090, 378 pp. http://www.efsa.europa.eu/it/efsajournal/pub/2090.htm








