La Teologia Animale e l’impegno per una nuova etica
Saggio di Gianfranco Nicora
Premessa
Le religioni monoteiste hanno spesso manifestato una vocazione antropocentrica. A differenza di tutti gli animali, l’uomo è un essere intelligente e libero, ha un’anima spirituale e un destino soprannaturale; è “sostanza individua di natura razionale” (rationalis naturae individua substantia), secondo la celebre definizione boeziana. L’espressione “di natura razionale”, contenuta nella definizione di persona, indica una sostanza individua che per natura possiede il logos, cioè la parola, il linguaggio. Questo, sostiene Aristotele, separa l’uomo dagli altri animali. Dal punto di vista morale, dopo secoli d’interminabili dibattiti, Kant parlerà di persona come soggetto portatore della legge morale e quindi dotato di una sua dignità che lo distingue dalle cose e dagli animali, e lo rende meritevole di rispetto, di essere cioè considerato sempre, nella persona propria e in quelle altrui, non soltanto come mezzo ma anche come fine. Gli animali non sono persone, proprio perché non sono capaci d’intendere e volere: non hanno diritti perché non hanno doveri. “Il processo di degradazione intellettuale del nostro tempo – afferma il prof. Roberto De Mattei – vorrebbe trasformare gli uomini in bestie negando loro la natura spirituale, e gli animali in umani, attribuendo loro la dignità di persone”. Solo con la ragione è possibile scoprire l’ordine morale e metafisico del mondo, ossia la legge naturale.
Da tali presupposti epistemologici discende una visione strumentale degli animali, intesi come dono d’amore e patrimonio dato in custodia dal Padre ai figli, perché se ne servano per i propri interessi e con gratitudine verso Dio. L’anima vivente delle creature minori, delle quali parla la Genesi, non è l’anima di cui è dotato l’uomo. E’ semplice vita, l’essere sensibile delle cose attuali, tanto materiali che affettive. Quando un animale muore, per esso sopraggiunge la vera fine.
Questa importazione è stata però messa in discussione, soprattutto alla luce di una originale e autentica visione cristiana che presuppone compassione e pietas nei confronti di tutte le creature viventi, che condividono con l’uomo il medesimo destino sulla terra. Il professor Gianfranco Nicora ci parla di questa nuova prospettiva che sta trasformando la Teologia.
Bioetica e Teologia degli animali
di Gianfranco Nicora
Con la Teologia degli animali desidererei aprire una discussione su un tema che sta rivoluzionando la teologia classica e influenzando una nuova cultura teologica cristiana, ebraica e mussulmana fondata su una più corretta interpretazione di antichi testi che parlano della creazione e dell’origine del mondo. Anche la bioetica animale si sta interessando di teologia degli animali, che più propriamente rientra nella ecoteologia. Chi desiderasse leggere interamente il mio saggio, lo può trovare sul sito dell’Istituto Italiano di Bioetica alla sezione Bioetica Animale.
Qui vorrei solo offrire alcuni spunti per tutti coloro che fossero interessati a questa nuova visione teologica.
Per sintetizzare la questione non ho trovato testo più chiaro e illuminante di quello di Gabriella Caramore, che intervista il prof. Paolo De Benedetti, attualmente lo studioso più prestigioso della Teologia degli animali
“Nell’ultimo giorno, quello che darà inizio ai tempi nuovi, come nel primo, quello in cui ha avuto origine la nostra storia, il destino degli uomini va assieme a quello degli animali. Nel racconto biblico della creazione, l’uomo e la donna sono venuti al mondo, a immagine di Dio, lo stesso giorno, il sesto, in cui sono stati plasmati alla vita “bestiame, rettili e bestie selvatiche” (Genesi 1,24). Così come l’ultimo giorno, il giorno della consolazione e della salvezza, della pacificazione e della celebrazione, non solo le bestie feroci dimoreranno assieme a quelle miti, i lupi insieme con gli agnelli, ma i cuccioli dell’uomo non avranno timore a trastullarsi sulla buca dell’aspide, a mettere la mano nel covo dei serpenti velenosi (Isaia 11, 8).
In mezzo, però, nei millenni della storia, è corsa una grave dimenticanza di questa fraternità e sororità tra uomini e bestie. Per elaborare una “teologia” che non abbia più al proprio centro soltanto, ma assieme a lui, l’animale e ogni essere vivente, ci voleva un teologo come Paolo De Benedetti; il cui pensiero si articola fino a spostare il centro della propria attenzione dalla creatura umana, che lo ha sempre altezzosamente occupato, alle creature “minori”, che sempre sono state ai margini. “Questa la grandezza di Paolo De Benedetti: dismettere l’arroganza di una dottrina viziata dalla consuetudine di considerare se stessi al centro dell’universo. Pensare che anche per i gatti e i cani, leoni e serpenti, formiche e asini, api e tartarughe, pinguini e galline (ma anche foreste e ghiacciai, fiumi e fili d’erba) possa darsi un senso dell’esistere più articolato di quello che siamo soliti attribuire loro, più degno di essere rispettato…”(Gabriella Caramore introduzione a Teologia degli Animali di Paolo De Benedetti, Morcelliana). Alla luce di questa lucida premessa, eccovi alcuni spunti di riflessione sul tema partendo dai testi biblici, che rileggono le più antiche tradizioni-mitologiche sull’origine dell’universo.
2.I racconti biblici della creazione: visione ecocentrica e modello della fraternità
Secondo la Bibbia l’Universo ha inizio quando: “In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: “Sia la luce!”. E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona…… E Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”. Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina lo creò. Dio li benedisse e disse loro. “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente, che striscia sulla terra”. Poi Dio disse: “Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde“. E così avvenne. Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno (Gen 1,1-31).
2.1 Il primo racconto della creazione
E’ il primo testo di ecoteologia (οἶκος, “casa”, “ambiente”).
La struttura del racconto infatti vede in Dio un architetto, che prepara gli ambienti, le stanze e poi vi colloca gli abitanti, che vivono tutti sotto lo stesso tetto nei diversi piani della casa.
Il testo è poetico e il suo genere letterario è didattico; in un contesto culturale politeista e manicheo insegna che:
- l’universo è opera di Dio;
- tutte le creature (anche l’ erba verde) sono opera della Sua Bontà e della Sua Bellezza;
- ogni creatura è immagine di Dio, che vi si rispecchia (Gen 1,31 “vide che era cosa molto buona”, in ebraico tov significa sia buono che bello);
L’uomo (maschio e femmina) deve amministrare-prendersi cura del creato, esattamente come fa Dio nei confronti di tutte le sue creature. Il senso del verbo kavash non è tanto “soggiogare”, quanto piuttosto prendersi cura della terra in un rapporto amoroso, armonioso e ordinato. Quanto al verbo tradotto usualmente con “dominare”, radah, indica reggere, guidare, pascolare, con un’azione che è quella del pastore, che ama il suo gregge.
- In questi testi la visione è teocentrica ed ecocentrica, perché tutte le creature riflettono la bellezza e la bontà di Dio e il rapporto uomo/animali si può ricondurre al modello della fraternità che ritroviamo anche nel:
2.2 Il secondo racconto della creazione
- dove si ha l’immagine di Dio come di un Vasaio. Il Creatore prende del fango e lo modella a corpo umano, cui dà poi vita con il suo alito vitale “Tu mandi il tuo spirito, ed essi sono creati” (Sal. 104,30).
Il racconto prosegue con tre quadri, in cui non avviene nessun cambiamento di scena se non l’ingresso o l’uscita di un personaggio. Nel terzo quadro fa la sua apparizione la donna.
Anche questo racconto appartiene al genere letterario didattico e in un contesto culturale maschilista in cui la donna è sottoposta all’uomo e quasi considerata allo stesso piano della farina di frumento che impasta, della macina, che frantuma i chicchi di grano e dell’asino, che fa girare la pietra, insegna che:
- femmina e maschio hanno pari dignità e sono complementari l’una all’altro;
- l’uomo è animato dallo stesso alito di vita che lo accomuna a tutti gli altri esseri viventi;
Ritroviamo anche qui il modello della fraternità.
Il rapporto tra l’uomo e gli altri esseri viventi è un rapporto padre-figlio, come Dio è Padre per noi così gli altri esseri viventi sono nostri fratelli, anzi nostri figli. Il primo atto compiuto dall’uomo dopo la creazione è quello di dare il nome a ogni animale introducendolo così nella sfera dei viventi; nella tradizione ebraica dare il nome ad un individuo significa riconoscerlo come figlio.
Gli animali che popolano la terra non solo sono esseri viventi, ma in un certo senso, ricevendo il nome dall’uomo, ne ricevono lo stesso soffio di vita e ne sono figli. Possiamo sicuramente dire che esiste un rapporto di fratellanza interspecifica e universale.
Coltivare e custodire il giardino dell’Eden e il Creato pullulante di energia e vita sono verbi che indicano non solo il prendersi cura (custodire), ma anche lo sviluppare, il far crescere, il far evolvere l’Universo.
Anche i vegetali nascono, crescono e si sviluppano come tutti i viventi, e offrono abbondante nutrimento all’uomo e agli animali.
A questo punto della storia-mito, l’uomo (femmina e maschio) incontra sul suo cammino la malvagità (l’astutissimo serpente).
3. Il Diluvio: primo disastro ecologico
Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male, si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo.
Allora Dio disse a Noè: “Ecco io manderò il diluvio, cioè le acque, sulla terra, per distruggere sotto il cielo ogni carne, in cui è alito di vita; quanto è sulla terra perirà. Ma con te io stabilisco la mia alleanza. Entrerai nell’arca tu e con te i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli. Di quanto vive, di ogni carne, introdurrai nell’arca due di ogni specie, per conservarli in vita con te: siano maschio e femmina. (Gen 6,8-22 ).
4. Noè e l’alleanza eterna nel segno dell’arcobaleno
La teologia degli animali qui raggiunge il culmine, perché Dio stringe un patto indelebile con ogni essere che vive sulla terra, e quindi anche con tutti gli animali, e anzi poiché il testo parla di essere vivente dobbiamo certamente estendere l’alleanza anche al mondo vegetale. Dopo il diluvio rinasce una nuova terra, un nuovo ambiente popolato da tutti gli abitanti dell’Arca-Casa, si riaccende la speranza di un nuovo ecos.
Ma l’uomo con la sua spregiudicatezza e superbia si ritiene di nuovo il padrone di tutto ciò che lo circonda.
Passiamo, da qui in avanti, da una visione ecocentrica a una visione antropocentrica e nel rapporto uomo/animale si passa dal modello della fraternità al modello specularmene antitetico del dominio. L’uomo si ritiene il signore, il padrone della terra e di tutti gli esseri viventi; la sua signoria non è più il prendersi cura, ma è la padronanza assoluta e indiscussa su tutta la terra.
L’uomo si ritiene autorizzato a mangiare tutto ciò che si muove e ha vita (Gen 9,2) e da quel momento comincia la rottura tra coloro che erano riuniti nella stessa Arca (Gen 9,3), e quindi gli animali sono sottoposti alla malvagità e alla dittatura dell’uomo.
Gli animali, che non hanno preteso di essere come Dio, come invece hanno fatto le altre creature (alcuni angeli e gli uomini), iniziano un cammino di sofferenza che non è ancora terminato ai nostri giorni.
5 . Cristo riporta armonia nel creato: visione ecocentrica e modello della fraternità
Alla sua nascita a Betlemme sono presenti lo splendore degli astri, le armonie degli angeli, la semplicità dei pastori e l’innocenza degli animali che pascolano. Nella sua predicazione Gesù spesso ricorda la mitezza dei greggi, delle pecore, degli agnelli, degli asini, la dolce compassione del cane, che lenisce le piaghe del povero, la semplicità della colomba e l’astuzia del serpente. Particolarmente significativo è l’invito di Cristo a vedere negli uccelli del cielo e nei fiori del campo la bontà e la bellezza del Padre, che li nutre e li riveste di magnificenza.
Nel messaggio evangelico Cristo si riferisce a Dio come Padre: il Creatore è Padre e il Creato è figlio e tutti gli esseri viventi sono fratelli.
Cristo poi abolisce, proprio durante la Pasqua, alla vigilia della sua morte, ogni rituale sacrificale per sostituirlo con il pane e il vino, frutti della terra e del lavoro dell’uomo, che sono gli alimenti del banchetto del Regno dei Cieli.
6. Resurrezione di Cristo: visione cristocentrica e modello della fraternita’
Paolo di Tarso, sopra a tutti, capì la portata e la conseguenza della Resurrezione di Cristo su tutta la creazione, destinata a rinascere (nuovi cieli e nuova terra). La Resurrezione è il fondamento di una nuova etica nei confronti degli esseri viventi e “… anche nei confronti delle creature vegetali. Ma dico di più: se tutto ciò che ha avuto l’essere, l’esistenza, dal creatore e l’ha persa nella morte non l’avesse di nuovo, bisognerebbe concludere che la morte è più potente di Dio, perché vince sull’esistenza. Questo è stato realmente un pericolo per Dio, che ha voluto perciò scegliere la propria morte per annunciare la resurrezione. Se, non solo un filo d’erba, ma un sassolino non avesse di nuovo l’esistenza, sarebbe falsa la domanda di Paolo: “ O morte, dov’è la tua vittoria? (1 Cor 15,55 )” – Paolo De Benedetti in “Il Filo d’erba ” pagg. 36-37 Morcelliana.
Dopo la resurrezione di Cristo la rinascita di tutta la creazione è in gestazione, perché ”tutta la creazione geme e soffre fino a oggi nelle doglie del parto” (Rm 8,19-22). Questa sofferenza è dovuta al fatto che la creazione, senza sua colpa, è stata trascinata dall’uomo nello stato di vanità e corruzione; questo stato però non è definitivo, c’è una speranza per il creato legata direttamente a Cristo.
Con Paolo di Tarso si arriva così ad una Visione Cristocentrica di tutto il creato.
Nella concezione teologica di Paolo infatti, per mezzo di Cristo sono state create tutte le cose: “Egli è l’immagine del Dio invisibile, il primogenito di tutta la creazione, perchè per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili… Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e per lui. Egli è la prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui“. (Colossesi 1,15-17).
Questa visione profetica dell’Apostolo offre l’occasione per toccare il problema, oggi così dibattuto, della presenza o meno di un senso e di un progetto divino interno al creato.
Nella visione di Paolo, Cristo è all’inizio e al termine della storia del mondo. La liberazione finale della creazione trova una conferma nel tema dei “cieli nuovi e terra nuova” della Seconda Lettera di Pietro (3,13) e dell’Apocalisse (21,1).
La prima grande novità di questa visione è che essa ci parla di liberazione della materia, non di liberazione dalla materia. Nel dialogo attuale tra scienza e fede, il problema si presenta in termini diversi, ma la sostanza è la stessa. Si tratta di sapere se il cosmo mostra i segni di un’intelligenza e avanza verso un traguardo preciso o se si evolve obbedendo solo a leggi proprie e a meccanismi biologici. La tesi dei credenti a questo riguardo ha finito per cristallizzarsi nella formula “Intelligent design”.
Chi ha aperto il discorso sull’evoluzione a una dimensione nuova è stato Pierre Teilhard de Chardin. Il suo punto di partenza biblico è l’affermazione di Paolo, secondo cui “tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui” (Col 1,16). Cristo appare in questa visione come il Punto Omega, cioè come senso e approdo finale dell’evoluzione cosmica. L’Apostolo fissa questa visione di fede in una immagine ardita e piena di vita: l’intera creazione è paragonata a una donna che soffre e geme nei dolori del parto.
Lo Spirito è la forza misteriosa, l’energia potente che spinge la creazione verso il suo compimento e lo Spirito, che aleggiava agli albori della Creazione, è uno e unico per le stelle, il mare, gli alberi, le gazzelle, gli uomini e gli angeli e questo essere uno e unico, che il teologo Vito Mancuso chiama energia, è lo Spirito (Vito Mancuso, L’anima e il suo destino, Cortina Editore, pagg. 55-57).
In Cristo Pantocratore tutto il creato risorge e il segno di questo rinnovamento lo troveremo proprio nella ricomposta armonia intraspecifica e infraspecifica tra uomini e animali: il lupo pascolerà con l’agnello e i bimbi giocheranno con i cuccioli dei serpenti. La vacca pascolerà con l’orsa, i loro piccoli si sdraieranno assieme, e il leone mangerà il foraggio come il bue (Isaia 11,7).
Da questa visione biblica sgorga impellente per i cristiani una nuova etica nei confronti di animali e vegetali, basata sul rispetto e la salvaguardia del creato, perché la natura è sottoposta, ancora una volta, a una corruzione che deriva dall’egoismo dell’uomo. L’assoluta non violenza nei confronti degli animali e il vegetarianismo sono aspetti fondamentali e profetici di una nuova etica, già presente nello spirito del Cantico delle Creature di Francesco d’Assisi. Dalla teologia degli animali deriva urgente per i cristiani l’impegno per una nuova etica che condanni l’uccisione (non uccidere) di ogni essere vivente e promuova la cura nei confronti di tutti gli animali, ristabilendo l’etica della cura amorevole e fraterna verso tutte le creature, anche le più piccole.
Gianfranco Nicora è laureato in Teologia a Milano e ha ricoperto il ruolo di docente presso le Facoltà Teologiche di Milano e del Canton Ticino. E’ stato Direttore del Centro di Studi Sociali Cariplo, delle Fondazioni Molina Varese e Gemellaro Albairate. Ha inoltre conseguito il master in Pet-therapy all’Università di Genova. Attualmente è Direttore del Centro di zoo antropologia didattica G. Borghi e della Fondazione Aletti Beccalli Mosca, nonché membro di Minding Animals Italy. In collaborazione con Paolo De Benedetti, professore di Giudaismo alla Facoltà Teologica di Milano e di Antico Testamento presso le Università di Urbino e Trento, conduce delle ricerche sulla ecoteologia e sui testi biblici che ne sono il fondamento, sia per il cristianesimo (cattolico e protestante) sia per l’ebraismo e la cultura mussulmana.
Con il Centro Studi di bioetica e zoo antropologia si dedica inoltre alla ricerca sul rapporto fra Pet- therapy e anziani.
Per contattare il professor Nicora: gianfranco.nicora@libero.it








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io penso che ci sarà un Paradiso anche per LORO e penso anche che un giorno ci ritroveremo per poter vivere finalmente tranquilli e sereni senza più tutta questa cattiveria e questo egoismo!!!!!!
mi sono imbattuta in questo sito in quanto provo un dolore immenso, lancinante per la perdita del mio amato Gino, un cane di 15 anni che per me era come un figlio. Desidero, per risollevarmi, avere informazioni in più sulla possibilità di rivederlo un giorno in un’altra vita almeno vivrei con una speranza che mi aiuterebbe ad andare avanti.Chi leggerà questo messaggio potrebbe aiutarmi?
Ciao Roberta,
sappiamo bene quale dolore si provi a perdere compagni di vita e di avventure a noi così vicini. Spesso stentiamo a realizzare che il dialogo interspecifico rappresenta una risorsa d’inestimabile valore, una possibilità ancora inesplorata nello sviluppo della abilità cognitive ed emozionali umane. Non potremmo darti una risposta di carattere escatologico neppure se l’oggetto della tua indagine fosse l’uomo; forse perchè senza tradire alcun significato religioso, siamo ancora troppo piccoli per azzardare la più sgangherata delle previsioni. Abbiamo spesso la presunzione di immaginare mondi a noi lontani, modellandoli sulle attese e le speranze che caratterizzano le nostre incerte vite. Conosci la leggenda del Ponte sull’arcobaleno, di autore ignoto ma che si dice appartenga alla cultura degli Indiani d’America?
“Quando un animale che è stato particolarmente vicino a qualcuno muore, va al Ponte dell’Arcobaleno. Lì ci sono prati e colline per tutti i nostri amici speciali, cosicché essi possono correre e giocare insieme. C’è tanto cibo, acqua ed il sole splende e i nostri amici stanno bene e al caldo.Tutti gli animali che erano malati o vecchi riprendono salute e vigore, così come quelli a cui è stato fatto del male o che si sono feriti si sono rimessi in sesto, proprio come noi ce li ricordiamo nei nostri sogni di tempi e giorni ormai passati. Gli animali sono felici e contenti, eccetto che per una piccola cosa: tutti provano nostalgia verso qualcuno davvero speciale che hanno dovuto lasciarsi alle spalle.Tutti corrono e giocano insieme ma viene il giorno in cui uno si ferma improvvisamente e guarda all’orizzonte. I suoi occhi scintillanti sono attenti, il suo agile corpo freme. All’improvviso comincia a correre fuori dal gruppo, volando sopra l’erba verde; le sue gambe lo spingono sempre più veloce. Sei stato avvistato e quando tu ed il tuo amico speciale finalmente vi incontrate, tutto è gioia e non vi separerete mai più. La pioggia di baci felici sul tuo viso, le tue mani che accarezzano nuovamente l’amata testolina, tu che puoi guardare ancora negli occhi sinceri del tuo animale che da tanto se ne era uscito dalla tua vita ma che mai era stato assente dal tuo cuore. Ora attraversate insieme il Ponte dell’Arcobaleno …”.
Conserva il tuo Gino nel cuore, è questo il luogo eterno al quale siamo stati destinati ed è lì che adesso e sempre potremo ritrovare gli affetti a noi più cari. Se lo desideri, puoi chiedere conforto a Giancarlo, uno dei massimi esperti italiani di teologia animale. Siamo sicuri che saprà ridare speranza alle tue attese. Ecco il suo riferimento e-mail: gianfranco.nicora@libero.it
Un caro abbraccio da tutti noi