Nessun animale più del lupo, è stato odiato, calunniato e perseguitato dall’uomo. Braccato e sterminato per secoli senza pietà né quartiere, impiccato e impalato sulle pubbliche piazze, ucciso con ogni mezzo possibile: fucili, lacci, tagliole, fino ai micidiali bocconi avvelenati.
Il lupo è stato trascinato in Europa fino ai limiti della totale estinzione.
Eppure, a dispetto dell’odio e delle violenze di cui è vittima, nonostante severe leggi che lo proteggono vietandone l’uccisione, la cattura, la distruzione delle tane e il commercio degli esemplari e dei loro derivati, malgrado l’incessante devastazione del suo ambiente naturale, il lupo, l’ostinato, coraggioso, intelligentissimo, indomito lupo, si è riaffacciato nel nostro mondo grazie alla volontà di lungimiranti esperti e associazioni protezionistiche che attraverso un duro lavoro pionieristico, e rigorosamente scientifico, ne hanno ricostruito la popolazione autoctona.
Ma ora che il lupo è ritornato a ululare nei nostri boschi, l’immagine fosca dei suoi attacchi agli armenti e ai pascoli liberi anche in zone antropizzate e talvolta vicine alle zone costiere, si ripresenta facendo nuovamente gridare: al lupo…al lupo!
(continua…)

In cielo le nuvole altissime, quasi a disegnare inaspettati e stravaganti confini. Lungo i prati dai quali si ode il dolce profumo del laghetto, spighe di grano maturo ondeggiano trasportate da una sinuosa brezza. Immagini di donne dai fianchi larghi e possenti s’infrangono sui tetti delle casette colorate. Il caldo dei giorni di maggio abbassa il suo sguardo giallo cedendo al tramonto tra gli angoli del paese sospeso. Nessun rumore se non il cigolio di cardini arrugginiti.
Sabato 26 febbraio ore 16.30
Come si dice, l’amore è cieco. E anche qualcos’altro. Siccome ci apprestiamo tutti a festeggiare il giorno degli innamorati, non poteva mancare un riferimento a una nostra coppia, davvero un pò speciale. Nel marzo 2008 a Chengdu, abbiamo forse assistito alla più tragica delle liberazioni mai compiute da Animals Asia in Cina; 18 dei 29 orsi giunti al nostro santuario hanno perso la battaglia per la vita, vittime di questa terribile industria che dovrebbe essere dichiarata criminale, considerando l’agonia e la morte che costantemente provoca. La grandezza del nostro impegno, però, non si giudica dal numero dei caduti ma dalla forza di chi ha coraggio di rialzarsi. Ecco allora il nostro Watermelon, cieco e abbattuto nello spirito, rinchiuso in un’angusta gabbia di ferro e sofferente per le tante umiliazioni subite. Per giorni si è rifiutato di mangiare. Ma non dimenticheremo mai quando, improvvisamente, in quella notte circondata da luminose stelle, ha divorato una fetta di anguria sotto il nostro sguardo stupito. Nei mesi successivi Watermelon è stato ribattezzato Wilfred e nonostante gli eccezionali sforzi dei nostri veterinari, non siamo riusciti a ridargli la vista.Sono stati necessari numerosi interventi di chirurgia e un lungo periodo di riabilitazione, ma lentamente Watermelon si è ripreso e ha nuovamente acquistato confidenza negli esseri umani.Per tutti noi lui è il simbolo del riscatto, della possibilità di ridare a questi splendidi animali un’altra vita, senza tortura e in totale libertà.Si trova nella stanza numero 8 e ha già stretto amicizia con tantissimi orsi. Anche lui, però, ha la sua dolce metà …. e guai a contestarlo!





