In difesa di un vecchio zio

di Melania Costa

orsi-della-luna-470x390

Nei giorni scorsi al circolo sociale Malaussene, un locale in un’antica e deliziosa piazzetta nel centro storico di Palermo, si è svolto il recital “In favore di un vecchio zio”. Due bravissimi attori, Giuseppe La Licata e Patrizia D’Antona, e una giovane cantante esordiente, Giuditta La Monica, si sono alternati in uno spazio narrativo dedicato al tema degli orsi della luna e al loro salvataggio da parte di Animals Asia.

Lo spettacolo ha passato in rassegna  brani, canzoni e leggende tradizionali sull’orso della luna crescente, culminando in momento di toccante poesia con l’esibizione di Michele Diodati in “Travasi di bile”.

Il pubblico, incuriosito, stupito, sconcertato, ma sicuramente molto attento, ha avuto la possibilità di scoprire questa triste realtà, per una volta calandosi “nella pelle dell’orso”.

I due attori sono stati capaci di colpire al cuore gli spettatori e le mie parole, ripercorrendo a ritroso fra cultura, storia, tradizione e sogno la figura dell’orso nell’immaginario collettivo di tutti i tempi, hanno reso pensosi i volti dei presenti; la giovane cantante ha aggiunto un tocco di leggerezza alla serata carica di partecipazione emotiva. Il successo dell’iniziativa suggerisce la possibilità di presentare momenti di riflessione collettiva di questo genere anche nelle scuole, sfruttando appunto l’aspetto narrativo di un percorso che ha visto uomini e orsi attraversare lo stesso sentiero.

nicholas2.previewPuò sembrare che l’orso sia un animale lontano da noi, dai nostri luoghi, dalle nostre case e dai posti in cui viviamo. Capita a volte, quando parlo con le persone per informarle di ciò che accade all’orso della luna in Asia, di trovare scetticismo, all’apparenza disinteresse o scarsa curiosità: ci si sente “lontani” da questo problema, sia fisicamente che psicologicamente.

E’ opportuno precisare che l’orso in verità fa parte della nostra cultura ed è stato, nei secoli, un animale verso cui l’uomo ha nutrito forti sentimenti; fin dalla preistoria ci è stato vicino, fisicamente e simbolicamente, spesso venerato e oggetto di attenzione in ciò che si suppone fossero pratiche magico- religiose: fin dall’antichità molto remota un vero e proprio culto dell’orso è stato perpetrato per secoli e secoli.

Seguendo un unico filo conduttore in cui la figura dell’orso ricopre appunto un’importanza degna di nota, e rimanda sempre ad alcuni temi ricorrenti, la morte e il contatto con l’aldilà (simboleggiati dal letargo), la rinascita (il risveglio), la somiglianza con l’uomo, lo stretto legame col ciclo delle stagioni e con la luna, ritroviamo l’orso nel folklore popolare, nelle feste rurali e poi ancora nella mitologia.

Tuttora, infatti, molte ricorrenze, soprattutto nel periodo di carnevale, richiamano ancora alla sua figura (dall’Italia del nord fin giù alla Sicilia, in cui è presente ancora a Saponara, paese in provincia di Messina, in una festa carnevalesca tradizionale).

L’orso (o l’orsa) è presente in molti miti, da quelli greci a quelli celtici e per tutta la storia dell’umanità questo maestoso gigante è sempre stato a noi vicino, nel bene e nel male, anche quando la distruzione di ogni ritualità pagana ha segnato il suo tramonto come re della foresta.

Ultimo retaggio di tempi antichi, in cui l’orso godeva di fama e venerazione da parte dell’uomo, è il caro orsetto di peluche, che, non a caso, è assurto a simbolo incontrastato della nostra infanzia.

A volte la molla scatta da sé e il vissuto storico riemerge, a volte non è così facile: abbiamo dimenticato. Abbiamo dimenticato non solo l’orso che è in noi ma di far parte persino di un “tutto” in cui siamo compresenti ad animali e piante, nel quale manca il rispetto verso se stessi e dunque anche verso l’altro da sé; mentre invece il dolore e il piacere, la vita e la morte, richiamano un comune sentire che appartiene incondizionatamente a uomini e animali.

Ci siamo allora scordati di “dare un nome”, atto fondamentale di riconoscimento (così come il toccare, lo scoprire), momento in cui si dà avvio alla relazione e l’altro viene riconosciuto in tutta la sua interezza, non più soltanto posseduto.

Ridare una nuova speranza di vita agli orsi della luna significa anche riappropriarsi di un passato che credevamo dimenticato.

Lascia un Commento