“Con l’uccisione degli animali sono penetrate nella vita dell’uomo ingiustizia e guerra (…). La guerra è una forma di caccia, ma il cacciato è l’uomo. La caccia è propedeutica alla guerra, serve ad abituare al sangue, allo sforzo necessario per uccidere. Tutte le tecniche della caccia sviluppano doppiezza e spirito d’inganno, aspetti che sono agli antipodi delle virtù che la Polis della Giustizia esige dai suoi cittadini. Nell’ordine politico dell’ingiustizia e della sopraffazione, i sacrifici di sangue, il mattatoio, la violenza fisica e quella del denaro erette a leggi sono iscritte in un unico ordine degenerativo”.
I filosofi e gli animali- l’animale buono da pensare, a cura di Ditadi G.
Recentemente i giornali britannici hanno riportato una notizia curiosa: le forze speciali inglesi in Afghanistan impiegano diversi cani di razza pastore tedesco come paracadutisti. Dalle indiscrezioni sembrerebbe finora accertata la caduta di otto pelosi. È ben magra consolazione ipotizzare che in fondo “avrebbero potuto essere otto uomini”, forse perché nessuno ha chiesto ai nostri coraggiosi quadrupedi di sottoscrivere una qualche forma di leva militare. I soldati con la coda sono muniti di telecamere e hanno compiti di ricognizione; alla disperata ricerca degli odiati Talebani, vengono lanciati da altezze superiori ai 6 mila metri, per poi atterrare dietro le linee avversarie e trasmettere ai compagni umani la posizione del nemico.
Nel 2004, in occasione del novantesimo anniversario della Grande Guerra, l’Inghilterra ha eretto un monumento sulla Park Lane in onore di tutti quegli animali che sono morti in guerra. La memoria dei caduti aiuta a nascondere le responsabilità dei mandanti, per i quali la guerra è sempre un male necessario. I sudditi della regina Elisabetta, in effetti, non sono nuovi a questo genere di trovate: all’indomani della II guerra mondiale hanno persino forgiato una medaglia al valore animale, la Dickin Medal, decorazione più o meno equivalente alla celebre Victoria Cross.
(continua…)