<<Che cosa vuol dire “addomesticare”?>>
<<E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire “creare dei legami”…>>
<<Creare dei legami?>>
<<Certo>>, disse la volpe. <<Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo>>.
Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe
È arrivata prepotente l’estate e le coscienze si svuotano, come nelle città la gente. Forse è davvero possibile divertirsi guardando gli altri soffrire. Vuoto di responsabilità o solo cecità per le conseguenze?
Esiste una subdola fascinazione nell’idea che basti premere un bottone per attivare un meccanismo che conduce alla morte, comodamente e in poltrona; e noi, ignari consapevoli, né vittime né carnefici.
Abbandonare un cane in una strada, questo deve sembrare il modo più semplice per ritrovarsi aldilà del bene e del male. Impossibile assumersi la colpa di ciò che non si può prevedere.
L’ignoranza è lieve e non macchia, come l’indifferenza regala al male una mirabile grazia.
La distanza fisica, psicologica e geografica dalla sofferenza inibisce l’empatia. Bastano alcune regole procedurali, un po’ di legittimazione sociale, la tradizione e il simbolismo, e potete giustificare qualsiasi forma di violenza e tortura. Il male è banale, bisogna solo costruirgli la giusta cornice cognitiva.
Si parte dall’idea che gli animali non sono persone e per fare questo basta il linguaggio: il mondo resta tale e quale, anche usando altre connotazioni per descriverlo; la realtà, invece, diventa facilmente tutto ciò che si dice per raccontarla. Gli animali, per esempio, loro non soffrono; o se lo fanno, beh, è diverso. Il cerbiatto non era tenero, l’agnello docile e le mucche materne?
La rimozione è poi il nostro talismano della salute, in un’epoca in cui miseria e dolore, violenza e sfruttamento, vengono sistematicamente normalizzati. La guerra si vive in diretta e la sofferenza è globalizzata: accade, ma è lontana; ogni giorno, ma è nascosta nelle sue innumerevoli ostensioni. Vuoiononvuoidevifarecosì. Tutti lo sanno, ma è per questo che a nessuno importa. E così, la sofisticata parabola di enfiagione del male che è ovunque, trova qui la sua consacrazione.
Chiudere gli occhi è “la prima radice, la più profonda, dell’immoralità collettiva”, dice Umberto Galimberti.
Arriva il caldo e d’un tratto i cervelli ricominciano a funzionare. Ci sono le emergenze, e sembra che finalmente qualcosa venga a galla. Ma si tratta solo di una delle tante “bombe intelligenti”, di quelle che discretamente ti fanno vedere il mondo come dallo spioncino di una porta. Se è vero che la menzogna non va mai detta, non sempre la verità dev’essere rivelata. E così, all’improvviso, i randagi esistono; bestie create un tempo dagli umani proprio perché non lo fossero: la parola “randagio” si usa infatti solo per esprimere il vagare di quegli animali domestici che nel corso della storia sono sempre stati al fianco dell’uomo. Non esistono le volpi o i leoni randagi.
Imbarazzante, no? Ci troviamo di fronte a uno dei tanti ossimori sapientemente escogitati per ripulire le cloache delle nostre coscienze erranti.
In natura la specie Canis lupus familiaris è frutto del processo di domesticazione che gli esseri umani hanno condotto nei secoli, un processo che sembra abbia avuto origine più di 20.000 anni fa. Il cane non è un animale adatto alla vita selvatica. Si è riscontrato che solo il 2% dei cani nati allo stato selvatico, e che non ha mai avuto contatto con l’uomo, riesce ad arrivare all’età della riproduzione, il restante 98% muore subito dopo lo svezzamento. L’animale lasciato solo non è abituato a procacciarsi il cibo e spesso muore di fame e di sete; alcuni esemplari, vecchi o già malati, non hanno alcuna possibilità di riuscire a sopravvivere. I cani abbandonati ai bordi di una strada possono causare incidenti automobilistici, quelli lasciati in zone boschive o isolate, entrano in competizione con la fauna già presente. Quei pochi che se la cavano, abbandonati già da qualche generazione, non hanno più dipendenza affettiva o alimentare dall’uomo; come i lupi formano piccoli branchi e si muovono di notte, comportandosi come predatori. E naturalmente possono essere aggressivi.
È così che parte la caccia alle streghe: abominevole gioco di ruoli in cui la menzogna ripetuta diventa verità. Due punti di vista, l’un contro l’altro armato: una gretta concezione antropocentrica considera il randagismo un pericolo costante per la salute e l’incolumità delle persone. Spranghe e fucili diventano allora gli strumenti privilegiati di questa vendetta contro i reietti. Poi una prospettiva per così dire zoocentrica, invece, interpreta il fenomeno come un grave disagio per gli animali, abbandonati dall’uomo e costretti a uno stato di sofferenza continua. La prima non piange affatto, la seconda a dire il vero troppo. La vicenda dei cani randagi sembra proprio un chiaro esempio di questa approssimativa euristica.
Raramente, tuttavia, ci chiediamo come mai cani e gatti ad un certo punto diventino randagi, rappresentando un grave pericolo per le nostre evolute civiltà. Per esempio si trovano solo in alcuni paesi, anzi, ancora meglio, in talune e limitate aree di un paese. Perché non esistono in Gran Bretagna o in Germania, boh, magari in Svezia?
C’è da dire che in tutto il mondo, un po’dovunque, milioni di cani e gatti vengono uccisi, per una volta senza discriminazioni di razza o sesso.
Va bene, ma perché?
Semplice: ce ne sono troppi.
E anche a provarci, non ci si riesce: ne rimangono sempre tanti.
Purtroppo è vero. In un duplice senso: è vero, perché si tratta di brutali stragi che si osa persino definire “ecologiche”; purtroppo, dato che si sono sempre dimostrate prive di efficacia. Questo sistema, infatti, non solo è infinitamente crudele. È anche inutile. E costoso.
In diversi Stati d’America, i proprietari si disfano dei loro cani, milioni all’anno, proprio così. E non si tratta certo di eutanasia (anche la Peta http://www.peta.org, probabilmente non è noto, sopprime annualmente centinaia di migliaia di animali). Solo in alcuni stati del continente americano è obbligatoria la sterilizzazione. In Giappone quasi 1.000 cani randagi ogni giorno finiscono nelle camere a gas e muoiono fra atroci sofferenze. In Spagna, i cani portati nelle perreras dai proprietari vengono uccisi dopo 10 giorni; oppure 20, se ad occuparsi di loro è il lacero, prelevandoli dalla strada. Tutto legale, anche se raramente questi animali sopravvivvono per più di una settimana alla fame, alla sete, alle botte, alle malattie: nella sola Madrid, l’anno scorso, sono state raccolte circa 6 tonnellate di cadaveri fra gatti e cani.
Prima dell’avvento della Legge n.281 del 1991, a Napoli venivano accalappiati e uccisi almeno 5.000 cani all’anno. Questo metodo, per una strana nemesi, non si è mai rilevato in grado di sconfiggere il randagismo. E anzi, le bestiole hanno continuato bellamente a proliferare. Non sembra davvero possibile catturare tutti i cani liberi in una determinata area, entro il periodo di gestazione. In tutto questo, passiamo sotto silenzio l’aspetto eticamente più rilevante della questione: si uccidono prevalentemente individui sani, diventati all’improvviso strumenti e non attori di colpe che altri hanno commesso.
Dunque i cani randagi sono troppi e bisognerebbe contenerne la popolazione senza ucciderli, se stanno bene. Perché allora non stiparli nei canili?
Per canile s’intende qualsiasi struttura o ricovero nel quale i cani sono ospitati, mantenuti e allevati. Qui però, quasi sistematicamente, la materia determina anche il contenuto. E l’accoglienza si precisa meglio come detenzione.
Mediamente in Italia vengono abbandonati ogni anno circa 150 mila fra cani e gatti, oltre 500 mila scorrazzano un po’ qua e un po’ là. Un terzo di essi, con l’aiuto del buon Dio, viene accalappiato ed entra in uno di quei posti che il sarcasmo ha l’abitudine di definire “rifugi”. Questi sono molto più presenti laddove la domanda surclassa l’offerta.
Al sud, per esempio, il clima è molto gradevole, la legge un po’ meno severa e di cani a bizzeffe. Qualche buon aggancio, le persone giuste, santi e profani, lontano dai rumori di città e dalle strade percorribili. Costruito il canile, basta intrattenere buoni rapporti con i Comuni, che sono tanti nei paraggi. Qualche appalto sicuro, alleanze politiche senza scontentare le altre parti, autorizzazioni di serie su tutti i modelli. Le ASL, poi, e che ci vuole?
Adesso si può accalappiare. Prenderne uno è come un piccolo vitalizio. Ti pagano quando lo catturi, più o meno 50 euro, dai 3 ai 6 euro per ogni giorno che lo tieni. Aggiungi inoltre il fatto che qualche bestia, spesso, bisogna ucciderla: primo, perché vieni pagato anche per questo; e poi per rispettare una certa holding capacity. Prova al canile di Cicerale: in un anno sono entrati 2.756 cani. Ingresso libero. L’uscita, 2611 di queste innocenti creature, l’hanno pagata con la morte.
Sono stati dati in affidamento 124 animali.
Più o meno il tasso di mortalità è stato del 95%. Non male per un’oasi. Perché, dunque, lasciarli andare via? Meno cani uguale meno guadagni. Niente telecamere, animalisti fuori dalle balle, microchip inesistenti e guai a chi sterilizza. I cani devono essere bruciati, c’è un inceneritore apposta per questo. Ma non si dice. Tanto gli animali non hanno un’anima, figuriamoci santi in paradiso. E le condizioni dei cani?
Questa però non è letteratura. In Italia ci sono parecchie centinaia di canili-lager di analoga fattura. (confronta la recente inchiesta dell’Associazione Italiana per la Difesa di Animali e Ambiente (http://www.aidaa.net/eventi_23.htm).
Facile capire come mai sul fenomeno si sia sviluppato un giro d’affari che supera i 500 milioni di euro, vivisezione esclusa, grazie a faraoniche convenzioni con amministrazioni locali compiacenti, alle quali corrispondono strutture in rovina e condizioni igieniche deplorevoli.
Bisognerebbe abolirli questi luoghi, tutti, ci vorrebbe per essi una nuova legge Basaglia.
Avrebbero un senso, forse, se la popolazione dei randagi risultasse estremamente esigua e la struttura non fosse intesa come rifugio permanente: insomma, semplicemente una vetrina, pubblicizzata dai Comuni e in grado di promuovere la cultura dell’adozione. Non un mattatoio sperduto fra le montagne, ma una verde finestra sui giardini pubblici, dove gli sguardi inteneriti dei passanti possano regalare una nuova speranza di vita a chi un tempo fu giudicato d’ingombro.
In Svezia, per esempio, il randagismo non esiste. Nove milioni di abitanti e un territorio grande una volta e mezzo quello dell’Italia. Un solo canile: Hundstallet.
“Il rifugio, che ospita poco più di 300 cani, gode della presenza fissa di un comportamentista e di molti più volontari di quanti siano necessari. I cani ascoltano persino musica classica in filodiffusione. I principali fattori responsabili della positiva situazione dei cani svedesi sono una diffusa cultura di rispetto per i cani, severissime regole di microchippatura, divieto d’importazioni indiscriminate e spese veterinarie altissime. Al canile di Hundstallet, fondato nel 1908, i gestori ricevono circa mille richieste di adozione all’anno e ne possono soddisfare solo centocinquanta”.
Fonte: www.savethedogs.eu
Nel Bel Paese, ovviamente sempre, il numero di animali che entra in ogni singolo canile, eccede di gran lunga il numero di quelli in uscita grazie all’adozione oppure alla morte naturale. Ciascuna di queste strutture è come una bomba a orologeria: prima o poi sarà impossibile provvedere a soddisfare le esigenze di tutti i rifugiati. In Europa, stranomavero, siamo addirittura all’avanguardia per quel che riguarda le misure di prevenzione contro gli abbandoni e il randagismo. Il Ministero della Salute ha persino istituito una Task Force, che dovrebbe entrare in funzione nel 2012.
Tra le disposizioni delle nostre belle leggi, pleonastico suggerire disattese, è previsto l’obbligo di applicazione del microchip sotto pelle, che deve essere eseguita dai veterinari pubblici competenti per territorio o da veterinari abilitati ad accedere all’anagrafe canina regionale. Contestualmente all’applicazione del microchip, i veterinari devono effettuare la registrazione nell’anagrafe canina dei soggetti identificati. Il certificato d’iscrizione deve accompagnare il cane in tutti i trasferimenti di proprietà. Il proprietario deve sempre essere rintracciabile. I Comuni devono identificare e registrare in anagrafe i cani rinvenuti o catturati sul territorio e quelli ospitati nei rifugi e nelle strutture convenzionate. I sindaci sono responsabili dell’osservanza di tali procedure.
Naturalmente, questo non basta ancora a prevenire efficacemente l’abbandono e gli animali possono ancora finire all’interno dei canili. Spesso in queste strutture si portano i cuccioli indesiderati o addirittura le madri, per evitare nuovi e futuri grattacapi. Sarebbe pertanto auspicabile offrire gratuitamente, o almeno a prezzi da discount, un programma di sterilizzazione ai proprietari di animali domestici. La sterilizzazione, maschile e femminile, in un altro senso e con la possibilità di reinserire gli esemplari nel territorio dove si trovavano, diventa necessaria soprattutto per ridurre il numero di cani e gatti che vagano nel suolo patrio.
Se nessun derelitto potrà più nascere, la spirale demografica negativa condurrà prima o poi, molto probabilmente, alla naturale scomparsa del gruppo di randagi. Inoltre, è stato rilevato che dopo la sterilizzazione i cani smettono di vagabondare in branchi e il pericolo di aggressioni ai danni delle persone cala drasticamente.
Che cos’altro fare?
Premesso che non siamo più sicuri che di questi tempi si possa ancora parlare di educazione civica, e non piuttosto di educazione cinica, qualche suggerimento non dovrebbe guastare.
Evitate di compare un cane: non sono cose. Fatevi scegliere da loro, invece. È per questa ragione che in fondo li chiamiamo animali d’affezione. Per tutto il resto ci sono i peluche.
I cani abbandonati non sono un rifiuto ma una grande risorsa. Portiamoli a scuola, negli ospedali, nelle carceri, negli ospizi: esistono categorie sociali ed emotive che non contemplano una distinzione di specie.
La relazione con gli altri animali permette all’uomo di realizzare in pieno le proprie qualità. Anche le bestie lo sanno….
Non si possono raddrizzare le zampe ai cani. Agli uomini, fortunatamente, sì.
Antonello Palla








Guardare gli occhi di un cane è come bere acqua di fonte. Sono limpidi perché sono fedeli.
Non abbandonateli, loro vi amano e sperano sempre di dividere con voi le vostre gioie ma sono capaci di dividere con voi anche i dispiaceri che purtroppo la via riserva a tutti. Gli animali hanno un’anima pura e sono capaci di aiutarvi MOLTO nei momenti difficili. AMATELI e non abbandonateli MAI. Loro non vi deluderanno mai.
Quando si piangerà la morte di un cane come quella di una persona cara allora si potrà dire che saremo civili (Leonardo Da Vinci)
Wooooow!!! Voi sì che siete kazzuti!! Me lo sono riletto 4 volte. Potente!!!
Condivido pienamente quanto scritto.
Finalmente una voce fuori dal coro dell’ipocrisia.
Questa è la linea da marcare per uscire da una emergenza che gli animalisti in italia hanno voluto strutturale.
Virgolettandolo cercherò di divulgarlo sia in forma mediatica sia con quanto riesco a riferire personalmente.
per sett ho organizzato una serie di convegni itineranti.
L’argomento sarà inserito nel mio intervento
Grazie
Raffaela Vergine
Molta bella questa analisi, piena di spunti interessanti e riflessioni meravigliose. Purtoppo e’ l’indifferenza la grazia del male, quella che ci impedisce di vedere quanti danni facciamo solamente stando a guardare. Complimenti, davvero. E poi, non solo per gli argomenti, frequento moli siti e forum che si occupano di animali, ma non ho MAI letto cose scritte cosi’ bene, con arte e sentimento, e soprattutto uno stile spettacolare. BUON LAVORO.

Angela
…gli alberi,i fiori,gli animali manifestano l’essenza di Dio assai meglio degli uomini con le loro meschinità,la vanità,la menzogna,l’odioso egoismo,la crudeltà…(Carl Gustav Jung)
Spero,davvero che venga un giorno in cui uccidere o far soffrire un qualsiasi animale possa essere considerato un reato contro la legge umana…Siamo la razza peggiore…
Il premio Nobel I.B.Singer nel suo best seller “Nemici. Una storia d’amore” scrive:
“Tutte le volte che Herman fu testimone del massacro di animali, aveva avuto lo stesso pensiero: nel loro comportamento verso le creature, tutti gli uomini erano nazisti. L’arroganza con cui l’uomo puo’ fare di altre specie quello che vuole, incarna le teorie naziste piu’ estreme, il principio che il potere e’ diritto.”
Abbiamo assolutamente bisogno di occhi diversi per “guardare gli occhi di un cane…limpidi e fedeli”
Grazie alla PFM, straordinaria compagna di viaggio!
…..e grazie a tutti coloro che questa estate porteranno con se l’amico piu’ sincero.
Condivido pienamente il commento scritto da PFM e dagli altri utenti.
Purtroppo l’uomo,è un essere vivente,che invece di rispettare la Natura e gli esseri viventi,gli crea solo danni e basta,e prima o poi l’uomo pagherà le conseguenze,di quello che sta facendo alla Natura,al Pianeta Terra,e agli esseri viventi,animali dolci e teneri.L’uomo andrebbe cancellato dal pianeta,ma la forza della Natura,farà pagare le conseguenze,perchè l’uomo,in confronto all ecosistema Naturale e Animale,è una piccolezza.La Natura,quando si arrabbia eeeh! fa proprio paura!
Grazie a PFM e agli altri utenti che rispettano la Natura e l’ecosistema del pianeta Terra.
Condivido pienamente tutto quello che avete scritto nei precedenti commenti.
Evviva la Natura!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Condivido pienamente ciò che ha scritto PFM e gli altri utenti.
La Natura e gli Esseri Viventi,vanno rispettati,perchè hanno bisogno di amore e affetto da tutti noi.
Grazie a PFM e agli altri utenti,che rispettano e amano la Natura e gli Esseri Viventi.
Grazie a tutti quelli di buona volontà, che aiutano questi animali che amano la natura e non la distruggono. Tutti quelli che non condividono questo dovrebbero sparire e patire per come si comportano con gli animali. Gli animali sono una grandissima parte di noi come gli alberi le piante senza di loro non vivremmo perchè distruggere questo grande patrimonio di vita i nostri amici animali.Un grandissimo grazie alla PFM e a tutti gli utenti che sono dalla mia parte.
è giusto quello che ha scritto la PFM. Perchè abbandonare e torturare gli animali è vero i loro occhi dicono tutto, amiamoli non abbandoniamoli loro non farebbero cosi nei nostri confronti grazie alla PFM e a tutti i sostenitori.
Mi spiace ma non ho parole , l’unica frase che mi viene in mente è breve e coincisa ma credo chiara:
chi ha il coraggio di fare del male a un animale, qualsiasi esso sia, non è umano.